Magia e brividi in note con il Pulsar Quartet stasera alla Cavallerizza
REGGIO. Stasera alle 20.30 al teatro Cavallerizza va in scena una miscela caleidoscopica tra la magia e la potenza con il Pulsar Quartet: Angelica Sanchez (pianoforte), Matthew Lux (basso), John...
REGGIO. Stasera alle 20.30 al teatro Cavallerizza va in scena una miscela caleidoscopica tra la magia e la potenza con il Pulsar Quartet: Angelica Sanchez (pianoforte), Matthew Lux (basso), John Herndon (batteria e percussioni), Muzarek (cornetta). Lo statunitense Rob Mazurek, compositore, improvvisatore e visual artist, è considerato uno dei musicisti più apprezzati del jazz moderno.
Tutti membri dell’acclamata Exploding Star Orchestra, i quattro musicisti scandagliano, nebulizzano, accarezzano ed espandono le nuove composizioni di Mazurek, le quali crescono su un’idea di libertà melodica in una dimensione cromaticamente mutevole, armonie pseudo-pop, lirismi trascinanti, note pedale contrastanti. Vere e proprie pulsazioni stellari. Nel 2012, la Delmark Records ha prodotto il debutto discografico, Stellar Pulsations, un’aggiunta davvero importante alla discografia del cornettista statunitense.
Il disco si apre con più di sette minuti di improvvisazione, una linea di basso energica e martellante, una batteria scura e viscerale: Primitive Jupiter è un pezzo che fa l’occhiolino da una parte al free jazz d’avanguardia e dall’altra alla grande esperienza hard-bop della cultura underground di Chicago. Ma fin qui, ad essere onesti, niente di nuovo. Le sorprese vere arrivano con l’elegantissima Magic Saturn: all’improvviso è tarda notte, piove e ci ritroviamo fuori da un locale coi vecchi neon che friggono a fumare sigarette e respirare l’asfalto bagnato, spalle al muro. Rob dentro, che adesso è un vecchio amico che la sa fin troppo lunga, ci sussurra consigli strazianti e pieni di lirismo, mentre Angelica Sanchez al piano, semplicemente da mozzare il fiato.
Ma il disco continua e ci risveglia dal torpore con la forza trascinante di Spiritual Mar, dove John Herdon non lascia neanche un istante di pace alla sua batteria, e alle orbite ellittiche di Spiral Mercury. La pioggia ancora non è finita ed ecco che la band attacca con Spanish Venus.
Il tempo sembra quasi non passare e la band si perde in Twister Uranus, uno di quei pezzi che ci si regala sul palco per conoscersi meglio ed esprimersi in tutta libertà finché non si fa un po’ tardi e la serata si deve chiudere per forza.
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