Gazzetta di Reggio

La memoria che emoziona

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Piazza della Loggia: al Valli si replica “Il sogno di una cosa”

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REGGIO. Un fatto terribile a volte riesce ad alimentare un ideale la cui forza deve essere convogliata per passare in una sorta di megafono - quale a volte diventa il palco di un teatro - e tutti, autori ed interpreti, lavorano perché ciò accada. Così la strage del 28 maggio 1974 di Brescia, esempio di altri crimini rimasti impuniti, è diventata “Il sogno di una cosa” una pièce teatrale. Ma per la precisione, un potente melodramma andato in scena l'altra sera al Valli le cui note incredibilmente evocative di Mauro Montalbetti, rimandano ad angosciosi stati d'animo alimentati per contrasto da situazioni diverse come squarci aperti sull'insigne cultura passata attraverso trasposizioni dei madrigali del bresciano Marenzio e le citazioni del rock di moda ai tempi della strage. La difficoltà di trattare un bagaglio di sensazioni di tal portata, senza scivolamenti nel banale, è forte, ma qui non accade. Oltre alla musica così densa, contribuisce l'efficace messa in scena realizzata con materiali eterogenici (i volti dei manifestanti e i visi attoniti al funerale, alternati a frammenti di vita familiare). Tale è la forza trasmessa dall'opera alla quale contribuisce la sintetica profondità del testo di Marco Baliani, la potente regia -video di Alina Marazzi, l'esecuzione impeccabile dei Sentieri Selvaggi diretti Carlo Boccadoro e l'espressività del Coro Costanzo Porta di Cremona. Oggi si replica alle 15,30.

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