Tra colori e musica: così Borghi realizza le sue grandi tele
«Le note e la terra reggiana sono le mie fonti d’ispirazione», antologica a Perugia con opere della collezione privata
CAMPEGINE. “Driiin”. Suono al campanello di Alfonso Borghi. Un po’ di ansia è normale, lui è un grande artista. Dopo un attimo è lì, sulla porta. «Vieni, entra pure – mi dice – accomodati» con la sua parlata e le mani macchiate dai colori dei suoi quadri, «i colori della nostra terra, ne sto facendo uno, vieni a vedere».
Varco la soglia, alzo gli occhi e mi trovo nel suo studio, un vero giardino delle meraviglie: tutto legno e vetrate, permette alle opere appese alle pareti e a quelle in divenire sui cavalletti di vestirsi di una magnifica luce che le rende ancora più affascinanti. Ecco che riprende in mano il pennello e si mette a dipingere e a raccontare.
L’occasione della visita è importante: Alfonso Borghi - 70 anni, campeginese verace e con un curriculum invidiabile visto che ha esposto a Parigi, Dubai, Beirut e in tanti altri posti in giro per l’Europa e l’America - sabato prossimo inaugurerà una sua antologica con opere della sua collezione privata o, per dirla alla sua maniera «esporrò i quadri di mia moglie, me li nasconde per non venderli». Scherza, ma le sorprese per chi è un appassionato d’arte contemporanea di certo, in questa mostra non mancheranno.
Sul tavolo il Catalogo di Arte Moderna e il suo nome è accompagnato da “grande maestro”. «Sono tra i pochi viventi nominati, devo preoccuparmi?». Mentre sua moglie ci offre un caffè, lui riprende a dipingere con un sottofondo di musica. Sì perché lui ama creare lasciandosi trasportare dalle note e a volte il suo studio si è trasformato in sala da concerto, ospitando Gaslini, Bollani, Fresu, Rava, Marcotulli, Griminelli: «Dipingo sempre con la musica, amo la musica».
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E qui si spiega anche il nome della prossima mostra, “Sonorità materiche”, un chiaro rimando alla musica. La nuova mostra curata da Massimo Duranti, una cinquantina di opere, sarà allestita nel centro espositivo della Rocca Paolina di Perugia. Oltre ai dipinti ci saranno anche una decina di disegni in bianco e nero, ceramiche e sculture. Alcune di queste opere non sono state mai esposte. Quindi si potranno ammirare tutti i periodi dell’artista.
«Si va – sottolinea il maestro – dalla pittura senza materia a quella materica. Ci sarà il primo quadro materico che ho fatto nel 1996 e quello che ho concluso qualche giorno fa, dal titolo “Notte dei Desideri”. Non mancheranno anche lavori precedenti, come “I tetti di Parigi” del 1970 e “La signora delle mosche” del 1976». Ce li mostra e si scorgono i tratti tipici dell’espressionismo tedesco, i cambiamenti, l’evoluzione della tecnica di Borghi. Poi ad impressionare sono le scelte cromatiche. «I colori di questa terra, così come la musica, ispirano le mie opere», ci tiene a sottolineare a più riprese. «Mi piace creare un gioco tra i colori e scavare dentro la materia».
Insomma, una mostra molto attesa che sarà visitabile fino al prossimo 2 dicembre e che si aprirà in musica, con il concerto del TriTone Quartet. Ma non è la sola in programma. L’agenda di Borghi è fittissima: «Nel 2015 ho in calendario una mostra alla galleria San Carlo di Milano, poi un’altra alla Ceribelli di Bergamo; nel 2016 volerò ad Atene poi a Praga. In autunno andrò al Palazzo della Gran Guardia a Verona. Nel 2017 sarà la volta di New York». E non è ancora tutto: ad inizio 2015 sarà realizzato un catalogo generale dedicato alla sua carriera. Il tempo scorre. È arrivato il momento di andare. Un’ultima domanda. Come mai un grande artista ha scelto di restare a Campegine? La risposta è pronta e semplice: «È l’habitat in cui vivo ad ispirare il mio lavoro».
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