Un fiume d’asfalto che attraversa le città
“Tra la via Emilia e Pavana” del regista reggiano Scillitani
REGGIO EMILIA. Se dico “via Emilia” cosa vi viene in mente? Sicuramente che è la strada che attraversa la città. Parte da Rimini, dall’arco di Augusto, lega Emilia e Romagna (anche se si chiama solo Emilia). Poi vi verrà da pensare che la via Emilia, nel tratto che collega Parma – Sant’Ilario - Reggio, va evitata nelle ore di punta (se non si vuole rimanere imbottigliati nel traffico). Altro non è che la SS9 e se qualcuno vi chiede: “Facciamo una vasca in via Emilia?” vi sta domandando di fare una passeggiata tra le vetrine del centro storico. Fatta costruire dal console Marco Emilio Lepido, può portarci al mare se in autostrada non si va.
Ma perché stiamo parlando della via Emilia? Perché ha compiuto lo scorso anno ben 2200 anni. Mica pochi. E qualcuno ha deciso di “onorarla”. Ci ha pensato il regista reggiano Alessandro Scillitani che ha girato il docufilm - da oggi in allegato con la Gazzetta di Reggio - dal titolo “Tra la via Emilia e Pavana” e che vede in qualità di attori l’inviato speciale di Repubblica, Paolo Rumiz, il cantautore Francesco Guccini e tanti altri tra geografi, storici, musicisti e personaggi più o meno noti che sono nati e hanno vissuto nei paesi e nelle città attraversate dalla via Emilia. Ci sono i racconti di Alessandro Giust, Maurizio Benvenuti, Graziano Romani, Paolo Simonazzi, Nicola Cassone, Mauro Nicoli, Giovanni Galli.
«Attraverso questo film, a 2200 anni dalla fondazione dell’antica via consolare – spiega Scillitani – è stato intrapreso un viaggio lungo la via Emilia alla ricerca dei segni di una celebrazione mancata. Vengono raccolte testimonianze tra evocazioni e tracce di un mito dimenticato». Insomma questo film ci spinge a riflettere e a farci delle domande. Ad esempio: l'Emilia esiste o non è mai esistita?
«Reggio Emilia per lunghissimo tempo è stata Reggio di Lombardia» prosegue Scillitani. A tirare fuori questa considerazione è un geografo romagnolo che apre così il dibattito rivendicando l'esistenza della sola Romagna come autentica e "storicizzata", definendo l'Emilia un'invenzione. Poi nel film Francesco Guccini, spiega l’origine del verso "tra la via Emilia e il west", contenuto nella canzone "Piccola Città". Un verso che ha dato il nome anche ad un album live. “Guccini è in qualche modo responsabile di una “americanizzazione” della via Emilia – prosegue il regista – le cui tracce sono visibili, soprattutto di notte. Ma si tratta di un equivoco, in realtà Guccini parlava delle praterie, dell'America del West, degli indiani e dei cowboy, invece oggi c'è chi paragona la via Emilia alla Route 66 e fanno magliette con loghi della SS9».
Ed ecco che poi il rocker reggiano Graziano Romani che nel docufilm spiega la sua scelta di dedicare una canzone alla via Emilia e il fotografo Paolo Simonazzi racconta la sua mostra focalizzata sul dialogo tra rock e pianura padana. «Io sulla via Emilia sono nato e cresciuto, a pochi passi dal centro di Reggio e quindi ne ho comunque respirato almeno in parte il mito – conclude Scillitani – già avevo lavorato a questo tema con Lorenza Franzoni e il Teatro dei Quartieri. L’Emilia è una strada straordinaria che attraversa le città come un fiume e la cui storia è da molti dimenticata».(c.f.)
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