Gazzetta di Reggio

Da Loren a Minelli Moda e cinema firmati da Marani

Da Loren a Minelli Moda e cinema firmati da Marani

Musica e grande spettacolo all’Asioli per lo stilista Sul palco Andrea Griminelli e Amii Stewart

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CORREGGIO. Atmosfere luminose e avvolgenti. Sono quelle che accoglievano gli spettatori che l’altra sera entravano all'Asioli di Correggio per assistere a “Cine Marani”, lo spettacolo-concerto offerto sabato dallo stilista Angelo Marani. Contrasti affascinanti e fantasmagorici per creare l’illusione della macchina da presa e di alcune pellicole storiche, i cui costumi da sempre gli forniscono tante idee per le sue collezioni. Ed ecco in fila, ai bordi del foyer, alcuni capi nati direttamente dalla sua fantasia, riversata sulle protagoniste femminili di film storici quali: “American Beauty”, “La caduta dell'impero romano”, “Cabaret”, “La carica dei 101”. Non pedisseque riproposizioni, ma costumi ricreati in modo giocoso e liberamente provocatorio, come se fossero il frutto di un sogno. Questo hanno visto gli spettatori prima di sedersi: un preludio per cominciare ad assaporare l’atmosfera legata ai contenuti dei brani che avrebbero proposto i protagonisti del palcoscenico, la grande Amii Stewart ed il flautista Andrea Griminelli.Ma ecco un altro spettacolo di questo Cine Marani: una sorta di fuochi d’artificio fatti di protezioni che correvano per tutta l’altezza dei palchi e in direzione del boccascena, dove venivano lanciate delle immagini con le locandine di alcuni film storici. Un’altra passione speciale per l’estroso stilista che le considera veri e propri prodigi grafici. Vorticoso il valzer di queste proiezioni, basato su colori nitidi e diversificati quindi, buio, ed a apertura di sipario, gli artisti hanno dato avvio ad un concerto durato più di due ora, senza sosta. Da una parte il flauto di Griminelli dal suono carezzevole, vellutato e dall’altra la voce della Stewart, la cui perfezione ha presto incantato il folto pubblico composto da molti addetti al settore delle moda.

La sua musicalità eccezionale le permetteva di insinuarsi tra le note e impastarsi con loro in profondità mutando, all’occorrenza, peso, caratura, timbro. Ha stregato la sua disinvoltura, il modo diretto di comunicare con la gente. Qualche volta parlava in perfetto italiano, dicendo la sua soddisfazione di vedere finalmente congiungersi il mondo della classica rappresentato dal flautista con quello della sua musica.

La Stewart, mentre proponeva brani come “Saharam Dream”, pennellava le frasi con infinita dolcezza, per poi graffiare di fronte al pezzo più spinto e, nel modulare, controllava ogni particolare della voce. Per l’intensa profondità interpretativa, le nuances ritagliate dai colori della voce, appare senza dubbio l’interprete ideale per dare autonomia alle colonne sonore e rendere i vari brani pezzi “da concerto” veri e propri.

Regalava brio ai duetti con Griminelli, particolarmente in forma nel suonare “Gabriel's oboe”, dedicato a sua madre, e nel rendere le agilità tecniche della vorticosa Fantasia dalla Carmen di Borne. A valorizzare i due protagonisti ci ha pensato l’impeccabile The Octa Jazz Quartett per un concerto che ha avuto un crescendo quanto a temperatura, tanto è vero che, alla fine, sono stati concessi ben quattro bis di cui l'ultimo a luci accese.

La consegna di un bellissimo mazzo di fiori da parte di Marani alla Stewart ha suggellato il vivo ed entusiastico successo della serata.

Giulia Bassi

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