Con Cristicchi nel "Magazzino 18"
Lo spettacolo che racconta il dramma degli esuli istriani nel dopoguerra sul palco del Tagliavini a Novellara
NOVELLARA. Con il trattato di pace del 1947 l'Italia perdette vasti territori dell'Istria e della fascia costiera, e circa 300 mila persone scelsero – davanti a una situazione intricata e irta di lacerazioni – di lasciare le loro terre natali destinate a non essere più italiane.
Non è difficile immaginare quale fosse il loro stato d’animo, con quale sofferenza intere famiglie impacchettarono tutte le loro cose e si lasciarono alle spalle le loro città, le case, le radici.
Simone Cristicchi per ricordare le difficoltà, povertà, insicurezza, e le nostalgia delle vittime di questa terribile pagina della nostra storia, ha composto la canzone “Magazzino 18” che poi è diventata testo teatrale.
Lo spettacolo è già andato in scena a Reggio Emilia al teatro Ariosto per la scorsa stagione della prosa de “I Teatri”, questa sera (ore 21) ritorna al teatro Tagliavini di Novellara.
Il Magazzino 18 è un “luogo della memoria” che si trova al Porto Vecchio di Trieste, una sorta di museo: una raccolta inconsapevole che testimonia tante, troppe, vite spezzate.
Ci sono armadi, poi materassi, letti, stoviglie, fotografie, poveri giocattoli, con numeri e nomi. Sono povere cose, che gli esuli dell’Istria si erano portati appresso nella fuga dalla Jugoslavia di Tito.
Oggetti che poi non vennero più reclamati, e rimasero lì, tra la polvere e i ricordi, come relitti di un passato ingombrante.
La tragedia dell’esodo è una vicenda complessa, ancora oggi misconosciuta e viziata da revisionismi di partito. Dopo 70 anni, le cicatrici continuano a bruciare, e i protagonisti di questa partenza forzata non hanno avuto giustizia.
L’idea di questo racconto è nata dal fatto che Cristicchi cercava materiale per il libro, “Mio nonno è morto in guerra”; per questo si è recato a Trieste, al Porto Vecchio: e la tragedia che spirava da quegli oggetti abbandonati lo ha profondamente colpito.
Così ha cominciato a raccontare quella storia. Cristicchi, coadiuvato nella scrittura da Jan Bernas e diretto dalla mano esperta di Antonio Calenda, parte da quegli oggetti privati, ancora conservati per riportare alla luce ogni vita che vi si nasconde: la narrerà passando dall’una all’altra cambiando registri vocali, costumi, atmosfere musicali.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
