"In T'la Nudda", immagini che raccontano l'Appennino
Un volume curato e prodotto dal geometra Boiardi: "Ogni foto la conclusione di un progetto di conoscenza"
REGGIO EMILIA. Sei fotografi e sei sensibilità diverse che hanno cercato di rappresentare la realtà complessa dell’Appennino reggiano attraverso altrettanti diversi punti di vista utilizzando, come strumento, la macchina fotografica.
È nato così “In T’la Nudda” un volume prodotto e curato dal fotografo-geometra Giuseppe Boiardi e co-prodotto con l’editore Abao Aqu che s’inserisce come un reportage che privilegia il lato umano anziché quello paesaggistico e di “urban landscape”.
Un progetto sperimentale che scava a fondo nelle storie di chi l’Appennino lo vive ora e che, come spiega Giuseppe Boiardi, «si allontana dall’idea della fotografia “mordi e fuggi” o meglio “scatta e vai”».
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Questo lavoro, infatti, per i sei fotografi (alcuni professionisti altri no, alcuni reggiani di nascita altri d’adozione) è stato uno studio del territorio umano, di conoscenza con chi l’Appennino lo vive ogni giorno.
«Questo lavoro – spiega Boiardi – ha richiesto di sviluppare un rapporto coi soggetti fotografati; la foto, cioè, è sempre stata l’ultima cosa, la conclusione di un progetto di conoscenza».
Nato nel 2011, “In T’la Nudda”, è stato “commissionato” da Giuseppe a sei fotografi che vivono tutti a Reggio che «mi hanno colpito perché hanno una sensibilità fotografica e artistica molto spiccata».
L’idea è sempre stata quella di «realizzare un progetto di fotografia nei luoghi in cui vivo – spiega Giuseppe – di osservare il territorio dell’Appennino reggiano e realizzare un reportage capace di dare un senso a una fotografia che oggi come oggi dilaga ovunque.
Qualsiasi browser, qualsiasi sito o rivista si occupa o tratta di fotografia però credo che questa abbia un senso quando è legata ad un messaggio.
Cosa che, sicuramente in ogni storia di “In T’la Nudda”, ritroviamo». Quello che è nato dall’indagine dei sei fotografi (Stefano Camellini, Lorenzo Franzi, Eleonora Bertani, Alessandra Matia Calò, Alessandro Femminino, Galileo Rocca e a cui si aggiunge il lavoro di Giuseppe Boiardi e Amanzio Fiorini) è allora un reportage che racconta l’Appennino.
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Storie di vita come quella di Roberto Ribecco, di Taranto, che è arrivato a Reggio nel 1999 per fare il muratore e che poi è si è convertito alla vita di pastore al Fariolo o come quella di Gabriele Colombani, di Castelnovo Monti, che è alle prese con la sua prossima impresa: scalare la pietra di Bismantova con il solo uso delle mani.
“In T’la Nudda” allora è un racconto di ragazzi che studiano, lavorano e vivono l’Appennino, di partigiani, di gente che non vuole lasciare casa e di gente che la abbandona per stare in montagna, di gente affezionata alle proprie origini e che, sfidando la solitudine, sceglie l’Appennino e la natura come unica compagna di viaggio.
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