«Il mio Leopardi parla degli italiani come uno di noi»
Il regista Scillitani autore di un documentario in distribuzione con Repubblica e L’Espresso
REGGIO EMILIA. “Sempre caro mi fu quest'ermo colle…”. Quanti di voi hanno studiato a scuola le opere di Giacomo Leopardi? Praticamente tutti. E scommetto che qualche strofa ve la ricordate ancora. E forse con nostalgia, ma ci sarà anche chi non lo ha mai amato. Ma ora Alessandro Scillitani, regista reggiano, forse riuscirà a stupirvi: qualcuno di voi sognerà di nuovo e qualcuno magari cambierà idea.
Grazie al documentario “Giacomo Leopardi il poeta infinito” (in uscita settimanalmente, dal 26 novembre, con Repubblica e l'Espresso) emerge un’immagine insolita di “un uomo dei nostri giorni, ironico, acuto, capace di guardare lontano”. Il film di Scillitani ha alle spalle un lavoro lungo e appassionante. È stato girato in tutti i luoghi in cui il grande poeta e letterato ha viaggiato e vissuto: Recanati, Roma, Milano, Bologna, Firenze, Pisa e Napoli. «Non è facile avvicinarsi a una figura complessa e straordinaria come quella di Leopardi – dice Scillitani – perciò ho intervistato diverse persone: i discendenti che tuttora abitano in Casa Leopardi e vari esperti. E in tutti ho registrato una passione per Giacomo incredibile».
Ma perché un lavoro proprio su GiacomoLeopardi?
«Dopo avere a lungo lavorato al fianco di Paolo Rumiz, e dopo la nostra grandissima fatica del viaggio attraverso tutti i fronti della Grande Guerra, che ha portato alla realizzazione di una colossale serie di film in 10 puntate, Repubblica mi ha chiesto di occuparmi di questo progetto, affiancandomi al produttore Luigi Berardi di Classe 93».
Com’è nata questa idea?
«Vista l'attenzione che si stava raccogliendo attorno a Leopardi, grazie al film di Martone, si è pensato che fosse l'occasione giusta per approfondire la conoscenza di un personaggio così grande. Io tra l'altro l'ho sempre amato. Sono stato uno dei tanti adolescenti che ha divorato le sue opere, soprattutto quelle legate al tema dell'amore».
Ora esce con Repubblica e l’Espresso, lo vedremo anche in tv o al cinema?
«Al momento l'opera è in esclusiva con Repubblica, ma l'intenzione è anche quella di realizzare una riduzione cinematografica e televisiva».
Ci sarà anche una presentazione a Reggio?
«Al momento l'opera sarà presentata a Napoli, a Roma e ad Ancona. Certo mi piacerebbe organizzare qualcosa anche nella mia città».
In cosa differisce dall’opera di Martone?
«Il fatto di poter gestire il racconto in più puntate permette un approfondimento maggiore di una figura assai complessa. La scelta è stata quella di alternare le interviste con letture dai testi del poeta. Leopardi ha scritto tantissimo, il solo Zibaldone consta di 4526 pagine. La sua storia è lì, ce la racconta lui, attraverso i suoi scritti, le sue memorie. Quindi la chiave narrativa del mio lavoro è affidare alle parole di Giacomo l'esposizione della sua vita e dei suoi pensieri».
Dal suo lavoro che immagine esce di Leopardi?
«Molto diversa da quella a cui siamo abituati. L'immagine che abbiamo è di un uomo sofferente, segregato nella casa di Recanati, infelice e pessimista. Certo, era malato, ma era un uomo con una grande energia, desideroso di conoscere, di vivere. E poi è incredibile quanto sia attuale quello che ha scritto. Parla del progresso e sembra che viva nei nostri giorni, che abbia saputo riconoscere le nostre contraddizioni, parla degli italiani come se avesse visto i fatti di cui oggi siamo protagonisti. Insomma, un uomo ironico, acuto, capace di guardare lontano. Questo era Leopardi».
Cristina Fabbri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
