Gazzetta di Reggio

la stagione lirica

La Butterfly di Ciabatti convince solo a metà Oggi al Valli si replica

La Butterfly di Ciabatti convince solo a metà Oggi al Valli si replica

REGGIO EMILIA. A volte, bastano pochi segni per andare in profondità, soprattutto quando la storia che si deve raccontare parla con la musica. E perché a distanza di 110 anni dalla prima di Madama...

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REGGIO EMILIA. A volte, bastano pochi segni per andare in profondità, soprattutto quando la storia che si deve raccontare parla con la musica. E perché a distanza di 110 anni dalla prima di Madama Butterfly risulta ancora così essenziale riempirla di giapponeserie?

Non servono per un’eroina da tragedia greca qual è la protagonista dell’opera pucciniana. Se si banalizzano troppo le movenze di geisha, i passettini leziosi, ombrellini, movimenti squadrati delle braccia, ecco che sembra prendere corpo non un’opera, ma un’operetta. Tale sapore aveva lo spettacolo in scena al Valli, la cui regia di Giulio Ciabatti, era imperniata su cartoline di questo tipo, dove i personaggi apparivano al limite della caricatura.

Pinkerton, ad esempio, con il suo incedere ciondolante per tutto il primo atto: forse almeno all’inizio, per essere credibile, il vanesio ufficiale americano avrebbe dovuto essere un po’ coinvolto nella storia con Butterfly.

Non parliamo dell’apparizione dello Zio Bonzo il cui “terribile” furore si è trasformato in macchietta. Naturalmente, la scena rappresentava l’interno della “casetta”: in alto la palla di sole che splendeva sempre meno, per essere sostituito dalla bandiera americana e poi da una fredda galassia. Nel concepire tutte immagini dal carattere didascalico, il regista Giulio Ciabatti ha messo a sipario chiuso, come fosse un intermezzo, il coro a bocca chiusa, sminuendo la sua funzione di momento culminante della tragedia e introduttivo del tragico finale che, nella versione scritta per Brescia è più lungo.

Tra le giapponeserie, ha convinto invece la scena della morte: teatrale al punto giusto è stato il gesto del taglio della giugulare, lo “Jigai”. Orchestra corposa quella dei Pomeriggi musicali a tratti roboante, non sempre è stata fatta modulare sul piano delle raffinatezze dal direttore Giampolo Bisanti.

Nel primo atto copriva le voci, in particolare quella del tenore Giuseppe Varano dallo squillo leggero ma generoso. Migliori gli altri due atti con la vibrante prova del soprano Cellia Costea (Butterfly), meritatamente applaudita, la generosa Suzuki di Giovanna Lanza, la calda voce di Domenico Balzani (Sharpless). Oggi ore 15.30 si replica.

Giulia Bassi

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