Gazzetta di Reggio

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"Suono rock e parlo di arte, perché il sesso lo fanno tutti"

Daniele Valisena
"Suono rock e parlo di arte, perché il sesso lo fanno tutti"

L'intervista con Caparezza pochi giorni prima del suo live al Palabigi a Reggio Emilia

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REGGIO EMILIA. «Non è che tutte le rock star debbano solo parlare di sesso: io parlo di arte perché non sono in tanti a farlo ed è quello che mi piace e mi affascina».

Sorprendente, profondo e capace di buttare giù stereotipi e categorie come birilli. Non è facile inquadrare Michele Salvemini, al secolo Caparezza, che nelle sue canzoni mischia mondi e suoni in un melting pot unico nel panorama dei musicisti italiani capaci di piacere al grande pubblico.

Sorprendente, ma fino a un certo punto da uno che vive ancora a Molfetta, è anche la sua scelta di tornare nei piccoli palazzetti di “provincia” dopo aver radunato folle in tutta Italia e perfino in America.

È questa però la fortuna di Reggio Emilia, che venerdì, alle 21, potrà godersi al PalaBigi l’esibizione del musicista pugliese.

«Volevo dare la possibilità a tutti quelli che non hanno potuto godersi il tour estivo di Museica di vedere uno dei miei spettacoli prima che la scenografia e l’atmosfera vengano stravolte a partire da febbraio».

Dopo aver riempito piazze e stadi, come mai ha deciso di tornare nei piccoli palasport?

«Di questo tour si è parlato tanto, tra concerti, premi e dischi di platino: volevo tornare a suonare e non ho problemi a tornare nei club, come ho fatto nel tour europeo o negli Stati Uniti. L’energia e la voglia di stare sul palco è la stessa».

A proposito di Stati Uniti: ha suonato nel mitico “Whisky a Gogo” di Los Angeles. Ma gli italiani all’esterno non vanno a sentire solo Al Bano?

«Per fortuna non solo lui. Sono rimasto sorpreso dall’affluenza di pubblico che ho avuto in America. Los Angeles è una delle capitali mondiali della musica, non era per nulla scontato. Sono venuti in tanti, soprattutto americani. Io ero talmente contento che ci sarei andato anche da solo guardandomi allo specchio».

Dalle illustrazioni della “Commedia” di Doré fino ai Joy Division la strada è lunga: ma a chi vuole piacere Caparezza? A tutti o a nessuno?

«A me interessa piacere prima di tutto a me e i miei ascolti e i miei interessi vanno in quella direzione. Poi è normale non piacere a tutti, significa che quel che fai è genuino. I film che guardo, i libri che leggo, i quadri che mi piacciono… non è che sia obbligatorio parlare solo di sesso se si è un musicista».

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Cioè?

«C'è chi crede che una rock star debba fare così: giacca di pelle, sesso e rock’n’roll. Per favore, qualcuno avverta questi musicisti che tutti fanno sesso e che esistono cose più interessanti. Parlo d’arte anche perché non ne parlano in molti ed è quello che mi interessa».

Suonerà a casa di Ligabue, ma anche degli Offlaga Disco Pax, dei Giardini di Mirò, dei Julie's Haircut e dei Cccp: qual è il suo rapporto con la musica reggiana?

«Questi sono solo gruppi indie però».

Ok, anche degli Spns e della Kattiveria.

«Non bisogna fissarsi solo su un genere, anche se gli Offlaga e i Cccp mi piacciono molto. Gli Offlaga hanno un'idea di musica “politicamente impegnata” in cui mi rivedo un po’, non tanto per i contenuti in sé, quanto per ciò che li spinge a fare musica. I Cccp? Sono molto interessato alla figura di Giovanni Lindo Ferretti. Ha una complessità e un percorso personale e spirituale davvero particolari».

Qualche consiglio per l'ascolto agli appassionati reggiani che verranno a sentirti?

«Da John Lennon ai Kraftwerk, passando per Caribou e gli Slipknot, questo disordine creativo di oggi mi piace molto. Non esistono nemmeno più i popoli, ma società sempre più mischiate tra loro. Queste divisioni di genere non hanno più senso. L’importante è potersi “vestire da essere umano”».

 

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