Tra i nostri lontani parenti ci sono anche gli Etruschi
Un affascinante progetto alla scoperta di un popolo ancora misterioso Un libro e oltre 200 reperti esposti nelle nuove sale del Palazzo dei Musei
REGGIO EMILIA. Una mostra e un libro per raccontare il legame di Reggio con la civiltà etrusca. E’ il filo conduttore della due giorni tra Università e Palazzo dei Musei ,domani e sabato, e che avrà per protagonisti i nostri antenati meno conosciuti, gli Etruschi. Un popolo che con la sua cultura e i suoi lasciti di pratiche e costumi nella civiltà materiale autoctona gallo-ligure ha costituito in qualche modo una prefigurazione della "naturale tendenza associativa" dei reggiani.
Questa è una delle tesi presentate nel volume "Gli Etruschi e gli altri. Reggio Emilia terra d'incontri", realizzato a cura di Roberto Macellari, responsabile della collezioni archeologiche ed etnologiche dei Musei Civici di Reggio, che sarà presentato sabato alle 10.30 nell'Aula Manodori dell'UniMoRe in viale Allegri.
Il progetto. Accanto al libro, domani alle 17 verrà inaugurata una mostra che illustrerà la presenza etrusca nel Reggiano attraverso i ritrovamenti archeologici disseminati tra San Polo, Castellarano, Poviglio, Rubiera e Reggio, conservati nei Musei Civici. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito, oltre alla Sorvintendenza regionale ai beni archeologici, la Fondazione Manodori, il Comune di Reggio, lo Studio R Light e il Lyons Club Albinea. «L'iniziativa coincide con il 150° anniversario dell'inizio dell'etruscologia reggiana – spiega Macellari – nata con la scoperta e i rilievi di don Gaetano Chierici a Castellarano. Un'etruscosità di frontiera quella del reggiano, intrecciata con la vita e le culture degli autoctoni Liguri e dei Celti».
La mostra. Dalle iscrizioni funerarie, fino agli oggetti votivi e ai reperti relativi alla vita quotidiana e religiosa delle popolazioni etrusche, saranno più di 200 gli oggetti esposti nelle nuove sale del secondo piano di Palazzo San Francesco. Attraverso questi sarà possibile comprendere i prestiti, gli scambi culturali e l'intreccio di storie e pratiche che gli etruschi ebbero con Liguri, Celti e forse anche con gli Umbri che abitavano parte dell'odierna Romagna. Furono infatti proprio gli Etruschi a trasmettere la scrittura ai popoli autoctoni della futura Emilia occidentale, tracciando strade e lasciando il proprio segno sul territorio reggiano ben prima dell'arrivo dei Romani.
La mostra resterà in allestimento fino al 31 ottobre del 2015 e ogni sabato alle 16.30 sarà possibile effettuare una visita guidata.
Il laboratorio didattico. Uno dei percorsi tematici che struttura la mostra è la religione, che per gli Etruschi era direttamente collegate alle ombre, concepite, come ancora in Omero, quali medium tra mondo dei vivi e quello dei morti. All'interno del laboratorio didattico condotto dalla dottoressa Pellegrini, sono state create delle silhouettes, in collaborazione con Fab Lab, che guideranno il percorso all'interno della collezione, aiutando sopratutto i bambini.
Il libro. Edito da Skira e curato da Roberto Macellari, contiene diversi saggi oltre all'introduzione del prof Giuseppe Sassatelli, direttore del dipartimento di Storia, Culture e Civiltà dell'università di Bologna. Tra i saggi contenuti, che racchiudono il lavoro di ricerca e studio di Macellari, è contenuto anche il saggio di Cassoni, che tenta di dimostrare il legame tra Quara di Toano, le sue terme e le sue solfatare con gli Etruschi, la cui presenza è tuttora riscontrabile nell'etimologia di diversi toponimi della montagna reggiana.
Daniele Valisena
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