Partigiani e terroristi ma è la storia che fa la differenza
REGGIO EMILIA. Fa una certa impressione scoprire che il termine "terrorista", oggi appioppato ai tagliagliagole dell'Isi, veniva usato dai nazifascisti per bollare i giovani arruolati in pianura nei...
REGGIO EMILIA. Fa una certa impressione scoprire che il termine "terrorista", oggi appioppato ai tagliagliagole dell'Isi, veniva usato dai nazifascisti per bollare i giovani arruolati in pianura nei Gap (gruppi di azione patriottica) con un marchio ancora più infamante dell'epiteto "bandito" che compariva in italiano e in tedesco negli editti contro i partigiani della montagna. In effetti i gappisti erano particolarmente odiati e temuti perchè furono la punta di lancia della Resistenza, capace di condurre azioni offensive che, per quanto isolate, mettevano a nudo la vulnerabilità del nemico e ne limitavano la capacità operativa, soprattutto nelle ore notturne. A questi "terroristi" la rivista di Istoreco, RS Ricerche Storiche, dedica l'apertura del suo numero 118. E' un estratto della tesi di laurea "Gruppi di azione patriottica e la guerriglia nei centri urbani durante la guerra di liberazione", curata da Mariachiara Conti e discussa a Bologna nello scorso anno accademico. La sua pubblicazione ha avuto subito una risonanza al di là della cerchia degli abituali lettori, risvegliando l'aspra polemica sui delitti compiuti dagli ex-partigiani nel dopoguerra.
Infatti Massimo Storchi, correlatore della tesi, ha scelto di corredare l'articolo, sulla rivista, con un documento di straordinario interesse, che però ha fatto sussultare qualcuno: il resoconto autobiografico dell'esecuzione di un caporione fascista scritto da Cesarino Catellani, il gappista che due anni dopo, a guerra ormai finita, assassinò il parroco Umberto Pessina, per la cui uccisione Germano Nicolini scontò da innocente dieci anni di galera. Catellani vi racconta come il 3 maggio 1944, insieme ai compagni Ottavio Morgotti, Attilio Manicardi e Gino Turci, riuscì ad uccidere a colpi di pistola il triumviro federale di Correggio, Quirino Codeluppi. L'ex-gappista firmò la dichiarazione e la consegnò a Istoreco nell'aprile del 2000, poco prima di morire. "Si tratta - spiega Storchi - di una testimonianza preziosa, perchè rara, di quella fase storica. E' uno dei pochissimi racconti diretti delle azioni dei Gap descritte ampiamente nella tesi. L'abbiamo pubblicata senza commenti per tale motivo, a prescindere dagli eventi successivi, di cui Catellani fu protagonista". Un commento, a dire il vero, Istoreco lo riporta riproducendo a fianco l'articolo del Solco Fascista in cui si parla di "vile attentato" e "odioso delitto" commesso contro un "uomo di purissima fede, conosciutissimo e stimato da tutta la popolazione". Sono accenti simili a quelli usati trent'anni fa per bollare le imprese delle Brigate Rosse e oggi per i terroristi islamici. Tuttavia se ne può trarre un'altra elementare considerazione: le stesse azioni, condotte con metodi sostanzialmente identici, possono essere giudicate in maniera opposta. Sarebbe impossibile valutarle positivamente o negativamente prescindendo dagli ideali e dai fini per i quali sono messe in atto.
Luciano Salsi
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