Musicologo reggiano scopre il più antico scritto di Polifonica
Una sensazionale scoperta per la storia della musica arriva da Giovanni Varelli, che da tre anni frequenta il dottorato al College di St John Università di Cambridge
REGGIO EMILIA. Un sensazionale scoperta per la storia della musica arriva da Giovanni Varelli, che da tre anni frequenta il dottorato al College di St John Università di Cambridge.
Mantovano, ma reggiano d’adozione, ha lavorato sia alla biblioteca Panizzi sia a quella del Peri, e inoltre canta nel Coro Cappella Musicale San Francesco da Paola, Varelli è specialista nella notazione musica antica.
È impegnato da tempo presso la British Library di Londra (la biblioteca nazionale inglese) come stagista, avendo ricevuto una borsa di studio.
Il suo incarico era quello di individuare e descrivere i vari tipi di notazione musicale nei manoscritti miniati della biblioteca.
Così ha scoperto poche righe di musica datate 1100 anni fa: il primo esempio di musica corale polifonica. Si trovava in fondo a una pagina dedicata alla vita del vescovo Maternianus di Reims, risalente al 900.
È un'Antifona per San Bonifacio, scritta in forma di notazione poiché precede l'invenzione del pentagramma; all’antifona qualcuno ha aggiunto una seconda voce. Il manoscritto finora è sfuggito all’indagine scientifica.
«In quest’epoca – spiega Varelli – esistono dei trattati di musica che contengono regole e piccoli esempi del tipo “se vuoi cantare devi fare così....”; questo è il primo brano scritto per due voci destinato a essere utilizzato nella pratica dai cantanti. Ho consultato degli esperti: non esiste nessuna testimonianza più antica di questa. La cosa interessante è che, pensando alla nascita della musica polifonica, abbiamo visto quello che non ci aspettavamo. Fino a ora si supponeva che lo sviluppo di quel genere musicale fosse avvenuto in modo meccanico, direttamente dalle regole. Attraverso questo brano possiamo invece comprendere che chi l’ha scritto le regole le stava in un certo senso forzando".
Lo stile della notazione suggerisce che lo scritto proveniva da un monastero di Düsseldorf. Riviste specializzate hanno parlato della scoperta e Varelli è stato più volte intervistato. Il brano è anche stato eseguito a Cambridge.
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