Il Gaber-pensiero spiazza la mediocrità dei dj di Radio Aladino
Sul palco del Piccolo Orologio oggi (ore 21) e fino a martedì “Eppure sembra un uomo” in omaggio al grande cantautore
REGGIO EMILIA. Dopo il fortunato debutto della passata stagione, e dopo alcune date nel nord Italia, torna in scena al Teatro Piccolo Orologio lo spettacolo targato MaMiMò incentrato sulla figura di Giorgio Gaber. Andrà in scena da oggi 28 dicembre a martedì 30, alle ore 21.
“Eppure sembra un uomo / vive come un uomo / soffre come uomo / è un uomo…”, questi i versi del grande artista milanese da cui ha preso vita l’idea dello spettacolo, messo in scena da Marco Merzi, Massimiliano Sozzi e Marco Sforza per sottolineare e approfondire la straordinaria contemporaneità dell’opera del “Signor G” a 10 anni dalla sua scomparsa.
Eppure sembra un uomo è una canzone di Giorgio Gaber del 1965, una di quelle che rappresentano la svolta del cantautore milanese, che da divo della musica italiana lo portano ad affrontare quelle tematiche di critica alla società consumistica, d’indagine sui problematici rapporti tra individuo e società che caratterizzeranno le sue opere a venire.
La trama. “Radio Aladino” è la radio dove due Dj e un musicofilo lavorano raccontando vita, morte e canzoni dei cantanti più cool del momento.
Durante una normale giornata di finta democrazia radiofonica i tre si trovano a doversi confrontare con un Giorgio Gaber le cui iniziali non richiamano altro, in loro, che una nota marca di moda; impacciati e disinteressati si trascinano con difficoltà verso la fine della trasmissione, regalando al pubblico “dentro e fuori onda” come squarci di vita propri e del Sig. G che solo in apparenza non hanno nulla in comune.
In una continua interazione col pubblico, tra musiche dal vivo, eseguite dall’istrionico Marco Sforza, e non, si parlerà di dio, vita, televisione, coppia, famiglia, sesso, solitudine, paura, rivoluzione, egoismo, volgarità e fornelli del gas...
Tre Dj, ma ancora prima tre attori, ma ancora prima tre uomini, affronteranno senza saperlo la propria dilagante stupidità.
L’idea. Lo spettacolo nasce da un’idea di Marco Merzi e Massimiliano Sozzi, affiancati nella stesura del testo da Emanuele Aldrovandi. I due, attori e insegnanti del Centro Teatrale MaMiMò, grazie alla passione condivisa per Giorgio Gaber, hanno voluto condividere fra loro ma soprattutto col pubblico questa “figura” e il suo pensiero, attraverso una forma di spettacolo che punta più alla prosa che al musicale, nel tentativo di dare maggior rilievo ai concetti e alle domande che Gaber pone ininterrottamente nei suoi spettacoli e nelle sue canzoni.
Gli attorI e registi. «Abbiamo pensato ad una modalità che ci permettesse di lavorare su due piani – spiegano i due attori/registi – uno puramente documentaristico, dove una serie di eventi, fatti e pensieri vengono enunciati e un secondo piano dove la presenza del Gaber-pensiero si potesse percepire attraverso la vita reale dei personaggi. Ci piaceva l’idea che il pubblico si portasse a casa non uno ma due regali, il primo contenente il chi è e cosa ha fatto Gaber e un secondo a libera interpretazione del pubblico, una sorta di cofanetto da riempire con le proprie domande, considerazioni e risposte scaturite dallo spettacolo».
Giorgio Gaber come punto di partenza per una riflessione su sé stessi, sulle proprie vite, quasi a sottolineare che la sua persona e le sue opere sono ancora un attualissimo punto di riferimento per ognuno di noi, dalla politica allo spettacolo, alla vita di tutti i giorni.
Costo dei biglietti: 12 € e 10 €. Per informazioni e prenotazioni: biglietteria@teatropiccolorologio.com, www.mamimo.it, o 0522.38.31.78.
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