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L’umanità riscattata tra i soldati nemici grazie alle spagnolette

Nella vetrina della tabaccheria Bonacini di Reggio Emilia riemergono antichi “doni” scambiati nelle tregue di Natale


02 gennaio 2015 Miriam Figliuolo


REGGIO EMILIA. È incredibile come, grazie a un piccolo oggetto di uso comune, soldati annientati dalla barbarie e dalla violenza della guerra, abbiano recuperato, e come riscattato – anche se solo per una breve pausa – tutta la loro umanità. È accaduto, e non già una sola volta, con le cosiddette tregue di Natale, durante la Grande Guerra del 1914-1918. Stiamo parlando delle sigarette, o meglio le “spagnolette” come venivano chiamate allora in Italia.

A cent’anni dal conflitto a raccontare il ruolo che questo oggetto, per i più oggi solo “dannoso alla salute”, ma allora foriero del bisogno di riscatto e della voglia di vivere e condividere, è il professor Pier Giorgio Giaroli e alcuni dei suoi incredibili “pezzi” da collezione ora esposti alla Casa della Pipa-tabaccheria Bonacini.

Con questa mostra dal titolo “Strenne di guerra” il negozio, specializzato in pipe e tabacchi, fondato da Liliana Romagnani e il compianto marito Giulio Bonacini, allora neosposi, ha compiuto proprio ieri i suoi 43 anni di attività.

“Guerra” e “strenne”: un’antinomia. Invece no. Perché?

«È un ossimoro, un contrasto tra due parole opposte messe insieme per caratterizzare la mostra. Perché in tempo di guerra, e proprio a Natale quando era più forte la nostalgia di casa e dei propri cari, tra i soldati delle opposte fazioni, nonostante la morte e il dramma li circondasse, la fiamma dell’umanità tornava fuori prorompente e la voglia di fraternizzare. Tutto nasceva con il gesto di scambiarsi le sigarette, un dono tra nemici. Questo nonostante i divieti e i rischi della pena di morte».

Ci sono molte storie dietro a questi oggetti. Può raccontarne qualcuna?

«La prima tregua di Natale nel 1914 fu tra tedeschi e francesi nelle Fiandre. Poi anche l’Italia entrò in guerra e ci furono altri avvicinamenti. Sempre a Natale. I primi contatti avvenivano con le canzoni che riecheggiavano da una trincea all’altra. Poi c’erano i primi approcci, che avvenivano in assenza di ufficiali naturalmente e proprio grazie alle spagnolette. Gli Italiani, con gli Austriaci, fabbricavano piccoli alberi di natale con le piante selvatiche e li mostravano al posto della bandiera bianca. Poi, quelli che subito dopo, da nemici, si sarebbero affrontati fino alla morte, fumavano insieme. E giocavano a pallone».

Perché questa insolita collezione?

«Io ho insegnato estimo agrario, matematica finanziaria e coltivazioni allo Zanelli e al Secchi. Non ho mai fumato, ma a un certo punto 22 anni fa mi sono accorto che i pacchetti delle sigarette spesso hanno rappresentato la storia d’Italia. Sono documenti storici a tutti gli effetti. Così ho cominciato arrivando a raccogliere 180 “pezzi” da fine ’800 fino agli anni ’50».

E la mostra?

«Cerco di mostrare un aspetto finora trascurato della guerra».

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