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Amori e delitti ai piedi della statua in piazza Duomo

Intrighi e omicidi in “Sotto gli occhi del Crostolo” romanzo d’esordio di Michela Rivetti ambientato nell’Ottocento


07 gennaio 2015 Miriam Figliuolo


REGGIO EMILIA. Con un omicidio ai piedi della statua del Crostolo in piazza del Duomo si apre il romanzo storico ambientato a fine Ottocento a Reggio Emilia di Michela Rivetti, autrice reggiana di 23 anni, che è stato capace nel giro di un paio di anni dalla pubblicazione di attirare le attenzioni di molti lettori e, ora, suoi incalliti estimatori. Il libro parla di amore e di omicidi politici, intrighi architettati da insospettabili potenti, nel mezzo dei quali si trovano una giovane e un gruppo di amici.

Nel racconto la figura dell’anarchico Luigi Parmeggiani, diciassettenne lustrascarpe, e di altre importanti figure storiche. Anche per questo la Rivetti sabato scorso ha presentato il libro alla galleria d’arte cittadina che porta il nome di Parmeggiani, ottenendo molti consensi positivi.

Lei studia Lettere e filosofia all’Università di Bologna e nel libro non mancano digressioni filosofiche. Viene da qui l’idea del libro?

«No. Il libro l’ho iniziato nel 2011. Già da qualche anno avevo in mente la scena dell’omicidio in piazza del Duomo. Nello scrivere poi mi è venuta l’ispirazione. Inizialmente infatti pensavo a un racconto breve, poi mi sono appassionata e la trama si è via via allungata venendo quasi da sé»

Perché il genere giallo?

«Perché era un genere che non avevo mai provato prima. Avevo già scritto diversi racconti fantasy. Ma ora volevo sperimentarmi in qualcosa di diverso che mi aiutasse anche nella capacità di sintesi. Non è stato così... Il romanzo è di 208 pagine»

I suoi precedenti racconti erano stati pubblicati?

«Sì, tre. Grazie però in parte all’autofinanziamento. La casa editrice La Carmelina di Ferrara che ha pubblicato “Sotto gli occhi del Crostolo” invece non mi ha chiesto alcun contributo. Ma lavora più on-line. Io ho poi provveduto a farne avere copie ad alcune librerie cittadine (All’Arco, Bizzocchi, Uver) ed edicole (quella alla stazione e di Montecavolo). Ora dovrò portarne altre».

Si aspettava questo ottimo riscontro?

«Non so che dire. Diciamo che nella stesura del romanzo non ho voluto lasciare nulla al caso: mi sono documentata sui locali dell’epoca, per poterli descrivere in modo dettagliato, e ho cercato i vecchi nomi delle vie...».

Un notevole lavoro di ricerca. Quali fonti ha usato? E quanto tempo le ha richiesto la stesura del libro?

«Per la prima stesura ci sono voluti sei mesi, ma poi ho approfondito e rimesso mano al testo. Per le fonti, sono andata dalle fotografie d’epoca, ai giornali di allora, ai saggi storici e libri di vari autori del periodo e del Novecento, fino ai documenti sulla pubblica sicurezza. Per questo ho consultato la documentazione alla biblioteca Panizzi e dell’Archivio di Stato dove erano custodite le schede dei personaggi di cui racconto, come Parmeggiani, considerati pericolosi rivoluzionari. Per la parte storica e la ricerca documentaristica sono stata aiutata da Attilio Marchesini che mi ha dato suggerimenti importanti».

Perché solo ora la presentazione alla Galleria Parmeggiani a distanza quasi due annidalla pubblicazione?

«L’invito mi è arrivato da Salvatore Carulli che organizza l’allestimento del Presepe napoletano nel ’700. Ha letto il libro e gli è piaciuto. Così mi ha proposto la presentazione. Per due motivi: primo perché nel testo si parla di Parmeggiani; secondo per il periodo in cui è ambientato il romanzo, tra dicembre e gennaio e mostrare come allora si vivevano le feste. Un’altra presentazione avvenne ai Musei Civici alla fine del 2013».

 

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