Raccolte in un libro le imprecazioni in dialetto reggiano
Giuliano Bagnoli del Centro Studi: «Anche le peggiori espressioni alla fine risultano molto divertenti»
ALBINEA. Maledésa té e la to rasa; Benedésa té putin e chi t’à fat. Non è una lingua straniera ma sono semplici affermazioni in dialetto reggiano che assumono un tono vivace e colorito difficilmente ripetibile ricorrendo semplicemente all’italiano. Il vecchio idioma rischia però di scomparire: meno male che c’è qualcuno, come il Centro Studi sul Dialetto Reggiano, che s’impegna in tutti i modi a conservarlo.
Ne darà prova tangibile sabato prossimo alle ore 16 nella Sala civica del Comune di Albinea il presidente Giuliano Bagnoli presentando le conclusioni cui è giunto dopo aver riunito in un’unica pubblicazione le “Benedizioni e maledizioni nelle esclamazioni dialettali reggiane” che è riuscito a raccogliere con non poca fatica. Ne è uscito un campionario decisamente suggestivo. «Molto dipendeva – precisa l‘autore – dal tono in cui quelle frasi venivano pronunciate. La maledizione contro una persona e la razza da cui discendeva è stata infatti anche un sorridente gioco di parole che spesso si usava con gli amici. Nulla di offensivo. Così come la frase di esaltazione di un bambino (putin, da non confondere con il presidente russo) e di chi lo aveva generato era addirittura pronunciata dalla stessa genitrice o al massimo dalla nonna da cui discendeva l’intera stirpe. In effetti ho notato che erano soprattutto le donne, le rezdore, quelle che “benedivano” i più piccini, che chiamavano anche “bel culin” e penso non ci sia bisogno di tradurre, mentre le frasi forti, le imprecazioni, erano più spesso pronunciate dagli uomini impegnati nei lavori dei campi».
«Certi modi di dire – aggiunge Bagnoli – mi sono così sembrati così ridicoli da farmi scoppiare a ridere; altri mi son parsi a dir poco terribili ma perdono il sapore della cattiveria se vengono proposti in modo dialettale».
E nato in questo modo un compendio di frasi benedicenti e maledicenti che sarà illustrato ai partecipanti all’incontro di sabato promosso congiuntamente con la Deputazione di Storia Patria, Pro Loco e Comune. I lavori saranno aperti da comunicazioni di Giuseppe Adriano Rossi, dal saluto del sindaco Nico Giberti e del presidente della Pro loco Adriano Corradini e verranno conclusi da Isa Mazzaperlini. L’incontro si propone infatti anche la presentazione degli atti del convegno di studi su Mario Mazzaperlini, altro studioso e appassionato della nostra lingua dialettale. «Benedizioni e maledizioni – conclude Bagnoli - non erano però da considerare con occhio particolarmente critico, erano intercalari di uso comune semplici esclamazioni. Ne accennò anche il cardinale Mercati nel suo studio di teologia morale». E’ questo il terzo incontro che vede Deputazione di Storia Patria e Centro Studi sul dialetto reggiano sintonizzati sullo stesso tema.
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