Tre appuntamenti con Campanella
Inizia al teatro Cavallerizza la "maratona" dedicata dal grande pianista alle composizioni di Franz Liszt
REGGIO EMILIA. «Ho un rapporto profondo con Liszt, l'ho sempre suonato con un trasporto istintivo. Fin da ragazzino, citando Goethe provavo per questo compositore una sorta di affinità elettiva. Da allora la mia carriera è stata segnata dalle sue note energiche e affascinanti. Ci sono arrivato in un condizione culturale modesta. Ma quando l'ho scoperto, ho capito che si trattava della mia musica, perché era come se l'avessi scritta io. La complicità scattata anche allora a 15 anni aveva una forza incredibile».
E così è nato Michele Campanella, quale supremo interprete lisztiano.
In questa veste il grande pianista napoletano, si esibisce oggi, sabato 17 gennaio, alla Cavallerizza (ore 18), e per altri due sabati: il 14 febbraio e il 7 marzo, presentando “Années de Pélerinages”.
Quale è stato lo sviluppo del suo rapporto con Liszt?
«Questo rapporto particolare si è raffinato con il tempo, si è evoluto in me e ha riguardato non soltanto il Liszt musicista, ma anche il suo essere personaggio. La vita di questo musicista dalla forte personalità potrebbe essere un esempio per tutti. Per comprenderlo va conosciuto nella sua interezza, senza fermarci alla superficie, anche perché la sua musica è spesso danneggiata da esecuzioni non all'altezza».
Cosa rappresentano nella produzione di Liszt i brani che eseguirà nei tre concerti di Reggio?
«Gli Années de Pèlerinage rappresentano la summa di tutto ciò che fa Liszt. Sono al centro del suo lascito musicale e a mio avviso hanno un significato sia per la musica dell'800 sia per quella del '900, avendo aperto la porta a quello che viene dopo. La seconda parte, Année de Pèlerinage: Italie, è intrisa di una bellezza che il compositore ungherese cerca nella pittura e nella poesia italiane. Qui è espressa una contemplazione al limite tra misticismo e erotismo».
A Liszt lei si è dedicato non solo come pianista.
«In effetti nel 2011, l'anno in cui ricorreva il bicentenario della nascita, ho dato alle stampe "Il mio Liszt. considerazioni di un interprete", duecentocinquanta pagine seguendo la simmetria di una forma-sonata: esposizione, sviluppo, ripresa, coda. Ho dedicato l'Ouverture a Vincenzo Vitale, il mio maestro al Conservatorio "San Pietro a Majella" di Napoli».
Che tra l’altro ha insegnato anche a Riccardo Muti.
«Senza dubbio la scuola pianista di Vitale è la più significativa del dopoguerra italiano. E' una storia che risale a 50 anni fa, e che ha lasciato preziose tracce sui suoi allievi anche se non hanno seguito un'unica linea. In ogni caso ci ha comunicato la centralità di Liszt come pianista, non come musicista. Questo insegnamento in aggiunta alla mia esclusiva passione di adolescente, ha scatenato in me un fortissimo entusiasmo».
Per quanto riguarda il repertorio, Campanella, è capace di infuocare il pubblico con proibitive maratone lisztiane dalle enormi difficoltà tecniche che soltanto pochi oltre a lui sanno affrontare.
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