Emozione e applausi al concerto omaggio per Claudio Abbado
REGGIO EMILIA. Sorride Claudio Abbado nella foto che in questi giorni campeggia nel foyer del Valli: dal suo viso si scorge la conosciuta espressione di complicità con i suoi musicisti in una delle...
REGGIO EMILIA. Sorride Claudio Abbado nella foto che in questi giorni campeggia nel foyer del Valli: dal suo viso si scorge la conosciuta espressione di complicità con i suoi musicisti in una delle sue storiche serate sul podio reggiano. Non solo in questo modo è stato ricordato, il grande direttore, ad un anno dalla scomparsa, ma gli è stato dedicato, tra gli applausi del pubblico, il concerto del trio Guy Braunstein violino, Alban Gerhardt violoncello e Ohad Ben-Ari pianoforte, alle prese con un programma con brani tra i più affascinanti della letteratura cameristica di musicisti tanto amati dal maestro: Debussy, Beethoven e Schubert. Sono stati anche gli stessi interpreti ad unirsi a questa dedica, in primis il violinista Braunstein la cui amicizia con Abbado risaliva a quando questi era direttore musicale dei Berliner. Risale solo al maggio 2013 la sua splendida performance come solista nel Concerto n.2 di Profofev con la Mozart e, otto mesi dopo, lo stesso portava in spalla il feretro del maestro al funerale di Bologna. Braunstein l’altra sera è stato protagonista di una superba esecuzione della Sonata “a Kreutzer” brano che ha concepito interpretando alla lettera il titolo in calce alla prima edizione “scritta in stile brillante e molto concertante”. Soprattutto quest’aspetto, indicatore di un’ispirazione tesa e drammatica, è stato sottolineato dalla sua esecuzione basata su un profondo senso della quadratura formale, attraverso la quale ha domato l’energetico del primo tempo.
A questo corrispondeva l’ irreale leggerezza del secondo le cui quattro variazioni mostravano una grazia inusitata, per il fitto gioco delle dinamiche, vivificate da stupendi mezzi toni, realizzati in totale sintonia con il tocco pastoso del pianista Ohad Ben-Ari.
La consistenza della forma, meno presente in Schubert come architettura definita, diventava ripetizione ossessiva di forze ambigue inesorabilmente romantiche nello stupendo incipit dell’Andante del Trio op.100 di Schubert dalla grandezza epica. Alban Gerhardt, violoncellista che privilegia i colori scuri, ben sfumava le preziose dissolvenze della Sonata di Debussy un caleidoscopio di idee tra ironia e sogno, suoni di chitarra, movenze flautate per un’opera di superba modernità.(g.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
