«Così dirigerò l’opera bizzarra di Offenbach»
Le anticipazioni di Christopher Franklin su “I Racconti di Hoffmann” in scena al Valli
REGGIO EMILIA. «Tra le opere più bizzarre che siano mai state scritte, sicuramente ci sono “I racconti di Hoffmann” afferma Christopher Franklin che venerdì e domenica prossimi dirigerà al Valli l’opera di Offenbach mai eseguita nel nostro teatro.
E’ strana per le storie ed i personaggi dato che si contendono il palcoscenico una bambola meccanica, un venditore di occhi umani, una cortigiana irresistibile che ruba il riflesso dei suoi amanti e pure una visita dall’ oltretomba di una madre alla figlia morente, perché canta troppo… tutto raccontato da un poeta ubriaco. Non è mai chiaro in questi racconti cosa sia illusione e cosa realtà.
Tutte queste storie sono basate su quelle di E.T.A. Hoffmann, autore tra le altre cose della storia “Lo schiaccianoci”, il famoso balletto di Tchaikovsky. Hoffmann è considerato uno dei maggiori esponenti dello stile romantico tedesco, ma con un sapore decisamente fantastico, a volte macabro. In questo senso l’opera fornisce tre diversi ritratti della passione amorosa tradotti in musica in miracoloso equilibrio fra verità e sarcasmo, da Offenbach, popolarissimo genio dell’operetta francese che come ultima prova volle intingere la penna nelle acque torbide del binomio amore/morte.
Nella finzione teatrale, il giovane E.T.A. Hoffmann, bevendo birra in una taverna di Norimberga, narra a un gruppo di amici tre episodi amorosi di cui egli stesso è protagonista e la cui sostanza viene di fatto ricavata da alcuni racconti dello stesso scrittore. Il contenuto della narrazione dà vita, in una sorta di flash back, alla rappresentazione dei tre atti centrali dell’opera che vedremo in un allestimento firmato da Nicola Berloffa, esperto conoscitore del repertorio francese. Si tratta di un allestimento realizzato in coproduzione fra Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena, e in collaborazione con Opéra de Toulon e Nancy Opéra Passion.
«Il problema che si presenta a chiunque prepari una produzione de I racconti d’Hoffmann – prosegue Franklin – sta nel fatto che esistono ben otto edizioni dell’opera ed inoltre la prima rappresentazione è avvenuta postuma, quindi non si potrà mai sapere quale versione ufficiale avrebbe preferito Offenbach. C’e anche da dire che l’orchestrazione dell’opera non era completa alla morte del compositore, quindi si propongono tante incertezze. Pure il brano più famoso, la Barcarola, non faceva nemmeno parte della partitura originale, ma fu Ernest Guiraud, incaricato di terminare l’orchestrazione dopo la morte dell’autore, a decidere di inserire una barcarola all’inizio dell’atto di Giulietta. Per questo spettacolo è stata scelta l’edizione critica della casa editrice Schott (curata da Michael Kaye e Christopher Keck) che convoglia le ultimissime ricerche musicologiche. Eseguiremo musica mai incluse nelle edizioni precedenti come il terzetto J’ai des yeux nell’atto di Olympia, l’Apotheose Finale, il Septetto e l’aria originale di Giulietta, L’amour lui dit: la belle» (che fino a 1984 non si sapeva nemmeno esistesse). Nei ruoli principali canteranno, accompagnati dell’Orchestra dell’Emilia Romagna: Elisa Cenni (Olympia), Maria Katzarava (Giulietta, Antonia, e Stella), Violette Polchi (Nicklausse), Giorgio Berrugi (Hoffmann) e Simone Alberghini (Lindorf, Coppélius, Dapertutto, Docteur Miracle); coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati.
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