Branduardi al Valli il 28 aprile
Dopo Fiorella Mannoia (18 aprile) e Francesco De Gregori (19 maggio) arriva a Reggio anche il menestrello d'oltre Po con una tappa del suo tour
REGGIO EMILIA. Dopo Fiorella Mannoia (18 aprile) e Francesco De Gregori (19 maggio) un altro grande della musica italiana farà tappa al Valli: Angelo Branduardi.
Si arricchisce così la rassegna di Arci dedicata alla canzone d’autore, promossa in collaborazione con la Fondazione I Teatri. Branduardi è il terzo artista in arrivo per questa programmazione che, promettono gli organizzatori, riserverà ancora diverse sorprese.
Martedi 3 febbraio, la biglietteria dei Teatri inizierà la prevendita per il concerto che il prossimo 28 aprile al teatro Valli porterà in scena assieme al musicista lombardo anche Ellade Bandini (batteria e percussioni), Stefano Olivato Contrabbasso, basso e armonica) e Leonardo Pieri (piano, tastiere, fisarmonica e harmonium). I biglietti sono acquistabili anche on line sul sito ticketone.it.
“Camminando Camminando tre” di Angelo Branduardi è un concerto di grande coinvolgimento e trasporto nel quale il suono diventa magia ed irrompe nella vita di ogni giorno, che ci allontana dal “qui ed ora” e ci insegna un modo diverso di vivere e nel quale gli spettatori verranno considerati «come giardini segreti magici la mattina presto in cui si entra a piedi nudi per non fare rumore».
Il menestrello d’oltre Po torna in tour questa primavera dopo il suo ultimo lavoro, “Il Rovo e la Rosa – Ballate d’amore e di morte”, dove Branduardi ha ripescato a piene mani nella tradizione del periodo elisabettiano, puntando a saldare produzione pop e lavoro di ricerca. Si riapre il grande libro delle “Child Ballads”, ovvero la monumentale antologia che il musicologo Francis J. Child raccolse nell’Ottocento compendiando il patrimonio culturale del folk inglese, scozzese ed irlandese poi trasmigrato anche in America, e Branduardi si sofferma sulle arie dell’età Elisabettiana in voga a cavallo tra Cinque e Seicento. “Il Rovo e la Rosa” sarà al centro del tour della prossima primavera come filo rosso di una antologia che proporrà, tra gli altri, i sempreverdi La Luna, Confessioni di un malandrino, Il dono del cervo.
Il concerto è costruito all’insegna del “meno c’è, più c’è”: Branduardi lavora per sottrazione, anziché per addizione, cercando essenzialità e pulizia, cerca il vuoto (al contrario dei barbari che ne avevano terrore); più che a riempire gli spazi con arrangiamenti su arrangiamenti, punta a lasciare anche i giusti silenzi, con l’obiettivo di permettere alle frasi musicali di respirare e di manifestarsi pienamente. È una sorta di “giardino segreto” in cui entrare in punta di piedi.
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