Borghi, esplosione di colori in “Materia, ritmo, musica”
"Materia, ritmo, musica" è il titolo della personale di Alfonso Borghi allestita fino al 29 marzo prossimo nella Galleria Zanini Arte di via Virgilio 7. Della sua attuale produzione l'artista di...
"Materia, ritmo, musica" è il titolo della personale di Alfonso Borghi allestita fino al 29 marzo prossimo nella Galleria Zanini Arte di via Virgilio 7. Della sua attuale produzione l'artista di Campegine dice: «Pensare le forme come scrittura pittorica densa di materia e di colore, piena di ritmo, dialogando con la musica». Alfonso Borghi è nato a Campegine nel dicembre 1944. Espone per la prima volta a 18 anni grazie all'aiuto di un collezionista, con il quale più tardi si reca a Parigi. Tornato a casa incontra George Pielmann, allievo di Kokoschka, e scopre attraverso l'espressionismo le possibilità della materia e della gestualità. Autodidatta, dotato di grande sensibilità e rigore tecnico, Borghi, in 40 anni di attività, è approdato ad una sintesi pittorica d’indiscutibile fascino. Passando dal figurativo morandiano ad un surrealismo lacerante e quindi a un astrattismo d’impronta futurista, Borghi è arrivato oggi a una sintesi in cui un uso sontuoso e abilissimo della materia si associa ad un senso del colore di estrema e suprema sensibilità. La sua pittura sta conquistando i collezionisti e gli esperti di tutto il mondo.
Alfonso Borghi è fatto di pura emozione, di entusiasmo inarrestabile e di tragedia interiore. Rosso, blu, giallo: le tinte forti del Rinascimento. Oppure toni morbidi che si compenetrano nell’apparente rispetto di una dinamica tutta interna al quadro, ma che inesorabili sempre imprigionano. Sì, perché già un secondo sguardo riesce a cogliere, o piuttosto a sentire nelle viscere, l’uomo/donna – santi o cardinali? Forse solo essenza umana – che lotta, spinge o che si veste del proprio ruolo per uscire, per liberarsi dal colore e abbandonare la tela stessa. E questa tensione rende viva l’opera di Borghi, così viva sempre e comunque da risultare a volte insopportabile. Ma solo per chi teme un’intensa suggestione, oppure per chi ha orecchio esclusivamente per la narrazione e non si raccapezza in una realtà mai descritta ma evocata con raro rigore. Oggi Vittorio Sgarbi chiama Alfonso Borghi neo-informale: «Sono dieci anni che Borghi ha trovato nell’informale il porto sicuro in cui far approdare il meglio del suo talento artistico. Un informale che sicuramente si potrebbe far precedere dal neo, sia per l’onestà e il coraggio con i quali viene proposto, incurante di mode artistiche che oggi gli sono certamente poco favorevoli, sia per l’insolita schiettezza con cui, a dieci anni dalle sue prime apparizioni, è ancora in grado di rivelarsi».
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