Fermo e Mario, morti per la pace
Dopo un secolo, riscoperta la storia di due giovani reggiani uccisi nel 1915 durante una manifestazione
REGGIO EMILIA. E’ soprattutto nelle piazze davanti ai teatri Valli e Ariosto che la storia novecentesca violenta ma appassionata e popolare di Reggio Emilia trova il suo fulcro centrale. Qui c’è il monumento ai caduti della Grande Guerra, qui c’è il grande monumento alla Resistenza e la stele dolente dei partigiani caduti, qui sparse sul selciato ci sono le pietre d’inciampo dei cinque martiri del 7 luglio 1960.
Fra qualche giorno una nuova targa ricorderà un altro episodio di lotta politica e sociale rimasto praticamente nell’oblio per 100 anni: la morte di due giovani appena diciottenni, Mario Baricchi e Fermo Angioletti, che la sera del 25 febbraio 1915, con centinaia di altri giovani, manifestavano contro un comizio degli “interventisti” cioè di chi voleva che l’Italia entrasse nel primo conflitto mondiale.
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Il progetto di ricostruzione storica di quell’evento è stato presentato alla Camera del Lavoro di via Roma con il seminario “Abbasso la guerra” organizzato da Istoreco, Centro studi R 60 e Cgil. Relatori Alberto Ferraboschi, Gianluca Fruci, Massimo Storchi, Guido Mora, Luciano Berselli. Di forte impatto il video realizzato da Chiara Torcianti dell’università di Bologna e ricercatrice Istoreco che ha ricostruito e inquadrato i tragici fatti nel clima politico e sociale reggiano dell’epoca.
Il 25 febbraio 1915 in città arrivò Cesare Battisti per sostenere le ragioni della necessità dell’entrata le conflitto dell’Italia contro la Germania e l’impero austro ungarico. Le autorità, temendo tensioni in una Reggio dove l’antimilitarismo era prevalente, concessero per il comizio il piccolo teatro Ariosto al posto del Municipale (l’attuale Valli). Ma ben presto i giardini pubblici e la piazza si riempì di centinaia di giovani contrari alla guerra. Urla, spintoni, poi cominciarono a volare pietre e carabinieri e soldati risposero sparando ad altezza d’uomo. Bilancio una decina di feriti e due morti. Mario e Fermo.
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Sabato prossimo, al termine di un convegno storico in programma nella Sala del Tricolore, a mezzogiorno sul marciapiede del teatro Ariosto verrà posta una targa d’ottone opera dell’artista Luca Prandini a ricordo dei due giovani uccisi.
Al seminario, tra gli altri, hanno partecipato anche due parenti delle vittime: Giovanni Visignoli pronipote di Fermo Angioletti e William Mazzi pronipote di Mario Baricchi. «Mia nonna Elvira – ha ricordato Mazzi – mi parlava spesso di quello che era successo. Ricordo che nel cimitero di San Maurizio c’era la tomba di Mario, fino agli anni Settanta, i resti sono stati poi traslati nell’ossario».
E in quella tomba venne poi seppellito Alceste Campanile, il giovane di Lotta Continua ucciso dal killer Paolo Bellini. Ma questa è un’altra storia.
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