Alla Rosta Nuova le “streghe” buone che sanno curare
Stasera alle 21 nella biblioteca comunale di via Wybicki si parlerà del mondo delle guaritrici reggiane
REGGIO EMILIA. Stasera alle 21 nella biblioteca comunale di Rosta Nuova di via Wybicki 27, si parlerà del mondo delle guaritrici reggiane con la presentazione del libro "La strega buona - Donne che segnano la malattia" di Antonella Bartolucci.
Con l'autrice partecipano il medico e ricercatore di tradizioni popolari Giuliano Bagnoli e le guaritrici Iris Frambolli, Martina Lodesani e Monica Maccarelli.
Depositarie di saperi mai scritti, gelosamente custoditi e tramandati sottovoce nei secoli, da persona a persona, come un sapere la cui garanzia di efficacia sta nel suo essere esclusivo e segreto.
Le guaritrici, in reggiano medgòuni, sorta di streghe buone in grado di arrivare là dove la medicina ufficiale non trova soluzioni e alle quali ancora oggi molti si rivolgono per curare una storta, un mal di schiena o un Fuoco di Sant'Antonio, escono per la prima volta dall'ombra e si raccontano grazie alla Bartolucci, antropologa, che pubblica i risultati di una ricerca ventennale.
«La irrisolta presenza del male – sottolinea l’autrice – sospinge l'uomo alla ricerca di una spiegazione del dolore, verso proposte di vario ordine ed efficacia. Le risposte sono spesso troppo affrettatamente liquidate dalla scienza. Intento di questa indagine è individuare alcuni atteggiamenti o credenze relative alla malattia, vissuti e trasmessi come semplici consuetudini sociali, oppure sviluppati come automatismi inconsci o ancora messi in atto nascostamente perché ritenuti devianti. La ricerca si è limitata al lato terapeutico, scegliendo un tipo di manifestazione, quello dei guaritori-segnatori, di quegli operatori di guarigione che, attraverso le loro tecniche terapeutiche hanno, come obiettivo primario, il corpo. Il tema che si affronta in questo quadro è il nesso fra il perdurare della medicina tradizionale e la sua messa in opera soprattutto da parte di donne. Le “tecniche di guarigione tradizionale” hanno per lo più le proprie origini nella credenza del potere arcano dei simboli, dei gesti, delle immagini, delle parole. Si tratta di un fenomeno che ha assunto una dimensione sociale vastissima, al di là dell’appartenenza di classe o culturale di chi ne è stato interessato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
