Troppo “semplice” la messa in scena di Falstaff
Al Valli oggi (ore 15.30) la replica dell’opera che chiude la stagione lirica della fondazione “I Teatri”
REGGIO EMILIA. Semplice, semplice, con proiezioni variopinte dei luoghi verdiani a scopo decorativo e un cast modesto, il Falstaff che ha concluso la stagione lirica del teatro Valli, un produzione del Ravenna Festival, per la regia Maria Cristina Mazzavillani Muti, non ha certo brillato.
Se la ragione di una tale scelta sta nel fatto che non ci sono soldi, si può anche capire. In ogni caso almeno due punti fermi, cioè all'altezza, un’opera così, li deve avere: in primis la musica, ben interpretata, e in secondo luogo Falstaff stesso, alias Sir John. Questo titolo conclusivo della formidabile parabola creativa verdiana, esige che il protagonista sia “vero”, un po’ come Violetta in Traviata. Non che l’altra sera il baritono bulgaro Kiril Manolov sia platealmente scivolato, anzi è stato corretto, tuttavia ha affrontato il protagonista in modo impersonale come cantante e come attore; chi interpreta Falstaff deve “sforzarsi” di dimostrare l’autorevolezza dell’interprete, vale a dire un po’ di classe, perizia, intelligenza. Falstaff è chiamato ad incantare il suo pubblico per farsi amare: ognuno di noi così, può entrare dentro alla commedia e al suo “dramma” tanto che alla fine – dopo aver trasmesso una buona dose di malinconia e una sottile tristezza (tale è l’atmosfera che si percepisce nel terz’atto), Sir John stringe l’occhio, invitandoci “tutti” a cena. Inoltre, qualche gag, anche misurata, l’opera la chiede poiché contribuisce a realizzare il tessuto narrativo proposto dalla musica. In questo senso, la bacchetta di Nicola Paszkowski, alla guida dell’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” dotata di bravi strumentisti, ha per lo più cercato di far quadrare il tutto, senza però volare. Portata in modo vistoso ad appesantire, ha compromesso in diversi momenti la fluidità del discorso, eliminando l’effetto sorpresa dovuto al sopraggiungere di situazioni contrastanti o estreme, e il gioco di squisita eleganza racchiusa da numerose frasi. Tra le voci si salvano l’Alice frizzante di Eleonora Buratto e la Meg di Anna Malavasi, la più brava. Oggi pomeriggio alle 15.30 si replica.
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