I codici di Piero finalmente tutti insieme
Arrivati da Londra gli ultimi manoscritti, protetti in una scatola blindata aperta usando contemporaneamente due chiavi
REGGIO EMILIA. Ci si muove tra imballaggi, scatole e pile di carta e gommapiuma. Gli operai e i tecnici attendono in silenzio, così come gli esperti d'arte e i dirigenti della Fondazione. «Ormai i sette fratelli si stanno per riunire», commenta Federica Franceschini, responsabile di direzione di Palazzo Magnani. Dopo un viaggio di quasi 1.500 chilometri, volando sopra la Manica e le Alpi, anche l'esemplare conservato alla British Library del "De Prospectiva Pingendi" di Piero della Francesca è giunto a Reggio.
Sono da poco passate le 9 di ieri e a Palazzo Magnani i lavori di preparazione e allestimento della mostra "Piero Della Francesca. Il disegno tra arte e scienza" sono ormai alla fase clou. Il curatore britannico che ha accompagnato il prezioso manoscritto solleva con cura l'involucro nero e lo posa su un tavolo coperto di fogli, su cui è stato posato un leggio, anch'esso proveniente da Londra. Estrae con calma le due chiavi e fa scattare i lucchetti. Se non fosse per la musica rinascimentale in sottofondo, potrebbe benissimo trattarsi della scatola con i codici di avviamento di una testata nucleare, vista nei film di James Bond. Il primo strato di gommapiuma si solleva, rivelando un pacco sigillato e a isolamento termico. Con cura le strisce di scotch vengono tolte e dentro un'ultima custodia di plastica, ecco tornare alla luce il Codice.
Lentamente, con la cura degna di un rituale illuministico, lo studioso inglese mostra ogni imperfezione e danno provocato dal tempo, tutti annotati, fotografati ed evidenziati. Il codice ha vissuto una vita più burrascosa di quella dei fratelli rimasti in Italia, ma è decisamente in buone condizioni per avere quasi 600 anni. Il libro è rimasto chiuso e conservato lontano dagli occhi del mondo per decenni; gli viene dato il tempo di riprendere confidenza con il mondo e il tempo degli uomini. Firmate alcune carte e stabilito, dopo meticolosi controlli, che il manoscritto non abbia subìto alcun danno durante il viaggio, lo studioso inglese applica con cura alcune strisce plastificate nella pagina che resterà aperta durante l'esposizione. Operazione delicata e da svolgere con la massima dolcezza, con l'amore, la cura e il rispetto dovuto a uno dei capisaldi del Rinascimento e della cultura occidentale. Infine viene applicato un prodotto che mantiene l'umidità all'interno della teca, poi chiusa ermeticamente. Terminato il rituale, il libro è pronto per raggiungere i suoi fratelli nella sala dedicata al Codice di Piero.
Pochi minuti dopo, ecco arrivati i due ultimi volumi, tra cui quello originale, risalente al XV secolo, entrambi conservati alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Il rito si ripete, identico e affascinante.
Una luce morbida accarezza i sette volumi, tutti rinchiusi in teche antiproiettili e protetti da allarmi. Anche loro attendono l'inaugurazione di sabato, un giorno storico per Reggio e non solo, nel segno di Piero Della Francesca.
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