Lamberto Maffei e l’elogio della lentezza
REGGIO EMILIA. Da anni siamo costretti a vivere all’insegna di un dinamismo sempre più frenetico. Le 24 ore della giornata sembrano insufficienti per i mille impegni quotidiani. La tecnologia sforna...
REGGIO EMILIA. Da anni siamo costretti a vivere all’insegna di un dinamismo sempre più frenetico. Le 24 ore della giornata sembrano insufficienti per i mille impegni quotidiani. La tecnologia sforna di continuo strumenti a rapida obsolescenza; non abbiamo ancora finito di apprendere il funzionamento di questo o quel marchingegno digitale che già sul mercato ne è comparso uno più evoluto, più veloce. Occorre continuamente aggiornarsi, riqualificarsi, sveltirsi. Siamo mica dei robot, però. Quindi non sarà il caso, un giorno o l’altro, di mettere in discussione il mito della velocità a ogni costo? È quanto si chiede il neurobiologo Lamberto Maffei nel saggio “Elogio della lentezza” prossimo ospite di Finalmente Domenica, gli incontri mattutini delle 11 nella Sala degli Specchi del teatro Valli. «Il nostro cervello – ricorda Maffei – da sempre ci consente veloci reazioni automatiche agli stimoli ambientali, facilitando così la nostra sopravvivenza; ma non dobbiamo scordarci che esso è un sofisticato meccanismo in grado di produrre cogitazioni e riflessioni che per essere elaborate abbisognano - oggi come nel passato - di un lento processo mentale. Se dunque v’è urgenza di un “pensiero rapido” quando, ad esempio, bisogna risolversi senza indugio a spegnere il prima possibile un incendio o a salvare un infartuato, resta di fondamentale importanza il cosiddetto “pensiero lento” senza il quale non si elaborano teorie complesse, non si crea cultura e non si educano le persone a criticare».
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