«Troppi impegni, non ce la faccio ad aprire a Reggio»
Bruno Barbieri, divo di Masterchef, costretto a rinunciare al lancio di un locale in città
ALBINEA. E’ vero che aprirà un ristorante a Reggio?
«Purtroppo no, non aprirò nessun ristorante a Reggio. Sarebbe stato divertente, ma l’impegno di Masterchef me lo ha impedito. Fra poche settimane ricominceranno le riprese delle nuove puntate e sarò impegnato per sette mesi. Se la proposta di aprire un ristorante nella vostra città fosse arrivata prima di quella di Masterchef ci avrei sicuramente pensato».
Chi parla è lo chef Bruno Barbieri arrivato ieri sera allo Spazio Torricelli Arredamenti di Albinea per la presentazione in anteprima del suo nuovo libro “Cerco sapori in Piazza Grande”, presentazione che è stata seguita da una cena a base delle carni della reggianissima macelleria Ferretti. Barbieri è reduce dal successo personale e di tutta la trasmissione che conduce da quattro anni insieme ai colleghi Carlo Craccpo e Joe Bastianich: Masterchef mai come in questa edizione ha riscosso attenzione da parte del pubblico, con share innarrivabili rispetto ad altri reality. Tutta l’Italia si è immedesimata nei tre chef.
Eppure Reggio Emilia le rimane nel cuore. Perché?
«E’ piccola, ma sempre in movimento. Cosmopolita, nonostante le sue modeste dimensioni. Vi convivono molte etnie, la cultura emiliana qui si mescola con tante altre influenze. La considero una città da imboscamento, un rifugio in cui ritornare quando voglio starmene un po’ per conto mio. Reggio è una città che ti rispetta molto».
“Cerco sapori in Piazza Grande” è il titolo del suo nuovo libro. Quali sapori ha trovato nel cuore dell’Emilia?
“«I sapori autentici dei mercati e delle vecchie botteghe. Il libro è un inno a questo mondo ormai dimenticato e coperto dal frastuono dei centri commerciali. E’ un ritorno alla tradizione, al rituale della spesa fatta sotto casa, al cibo di qualità. Ho voluto raccontare settanta ingredienti in settanta ricette: il mio è stato un viaggio tra gli odori dei vicoli in cerca delle storie culinarie dimenticate, dei trucchi del mestiere e delle vecchie ricette. L’ho scritto anche per i giovani, vorrei che lo leggessero con curiosità, cercando di imparare dalla tradizione. Nella prefazione ho scritto che “siamo un paese di chef ma non ce ne rendiamo conto”, ecco sarebbe ora di farlo».
Quali sono le sue botteghe reggiane preferite?
«Il mio caro “frutaròl” di corso Garibaldi, il fornaio in via dei Due Gobbi, la rosticceria di piazzale Fiume che ogni domenica mi prepara il coniglio cucinato nello strutto, la pizzeria Cairoli e il Buontempone che fa uno squisito baccalà con guazzetto. Poi, tante altre. Lo stesso Ferretti che ha reintrodotto la rossa reggiana è l’emblema di una vita dedicata con passione ad un mestiere ormai finito nel dimenticatoio».
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