Si torna ad ascoltare Sylvano Bussotti, musicista dimenticato
REGGIO EMILIA. Forse Sylvano Bussotti, fiorentino, classe 1931, è l'ultimo rimasto dei nostri compositori avvolti da un'aura particolare, solida e spessa, propria di un'autentica icona, in quanto...
REGGIO EMILIA. Forse Sylvano Bussotti, fiorentino, classe 1931, è l'ultimo rimasto dei nostri compositori avvolti da un'aura particolare, solida e spessa, propria di un'autentica icona, in quanto personaggio che è anche poeta, regista, pittore e disegnatore: un artista completo e complesso, formatosi con Dallapiccola ed esperienze direttamente derivate dalla Scuola di Vienna per giungere a Darmstadt.
A quest'unicum nel panorama della musica contemporanea, la studiosa e musicologa reggiana Daniela Iotti dedica il libro, edito nel 2014 come Quaderni di Musica/Realtà, il cui titolo “L'aura ritrovata”, sottolinea appunto la peculiare specificità della sua arte debordante, mentre il sottotitolo – Il teatro di Sylvano Bussotti da La Passion selon Sade a Lorenzaccio – indica che nella parte centrale vengono approfondite in particolare le due opere in un certo senso decisive per il suo percorso d'artista. Nel primo capitolo che precede l'accurata analisi di questi lavori, oggetto della tesi per la laurea in musicologia all'Università di Cremona, la Iotti non manca di descrivere in generale i diversi aspetti dell'arte e della personalità del compositore fiorentino che si ritrovano in seguito. Sono pagine molto dense nelle quali riconsidera anche la dimensione narcisistica e l'atteggiamento provocatorio, eccentrico. La studiosa ne evidenzia una speciale tendenza umanistica, intesa come sguardo alla storia ma anche come esercizio poetico, teatrale, sulla tradizione che diventa un atto d'amore per la nostra cultura e la bellezza in generale. Saperi, approfonditi con personaggi come Roland Barthes, attraverso i quali mette in atto un'ermeneutica dell'arte che va oltre l'interpretazione corrente. Il culto per il passato, corrisponde secondo l'autrice al riaffiorare di una memoria che si trasforma in linfa vitale per la sua produzione: in questo senso evidenzia il recupero di forme quali il madrigale per "La Passione" e dei pezzi chiusi tipici dell'opera in "Lorenzaccio". Entrare nella dimensione della poetica musicale di Bussotti, nel concetto di “partitura come teatro” –alludendo ai segni grafici utilizzati a scrivere la musica – porta ad approfondire altri aspetti, sfaccettature di un mondo assai complesso nel quale c'entrano anche l'eros e la sessualità rapportata alla musica. Il volume – molto ricco di citazioni – presenta quindi l'analisi de "La Passion selon Sade" presentata a Palermo nel 1965 nell'ambito di un convegno del Gruppo 63, che consacra anche la grandezza di Cathy Berberian, l'interprete protagonista. Composta tra il 1968 e il '72, "Lorenzaccio" da de Musset invece è una sorta parodia del grand-opéra, e come quest'ultimo è strutturato in cinque atti piuttosto complessi dalla scrittura eclettica.
A completamento di un lavoro ammirevole – anche per il semplice fatto di tornare a parlare di un musicista abbandonato all'oramai atavica incuria della cultura musicale italiana – troviamo due appendici per far luce circa il reale utilizzo del testo di Musset, quindi un'esauriente bibliografia e infine un Cd allegato con estratti dal "Lorenzaccio" in una registrazione parziale della trasmissione radiofonica della prima veneziana avvenuta al Teatro La Fenice il 7 settembre 1972.
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