Dopo 10 anni il nuovo Cd degli Üstmamò
Dalla voglia di ricominciare di Luca Rossi nasce “Duty Free Rockets”, anche se manca la voce di Mara Redeghieri
VILLA MINOZZO. Dopo 10 anni dallo scioglimento, gli Üstmamò tornano a sfornare musica, lanciando un nuovo disco e una nuova direzione musicale, che corrisponde alle nuova incarnazione della band. Dalla voglia di fare musica di Luca Rossi, ecco "Duty Free Rockets": undici canzoni, di cui due cover, cantate in inglese e immerse in un paesaggio blues e rock che segnano una nuova direzione nel percorso musicale della band reggiana. Pubblicato da Primigenia Produzioni/Gutenberg Music, il disco è su iTunes e nei negozi. Grande assente è la voce di Mara Redeghieri, che come Ezio Bonicelli ha declinato la proposta di Rossi per continuare con il lavoro di insegnante, mentre con lui ha lavorato e registrato Simone Filippi.
«Dopo dieci anni dallo scioglimento ho deciso di rimettere in piedi gli Üstmamò – racconta Rossi in una lettera ai fan – perché avevo voglia di suonare, qualche idea e un po' di tempo da dedicarci. Era la mia band. Cosi ho parlato a lungo con i miei ex compagni, ma dopo 10 anni e alla soglia dei 50 le nostre vite sono molto cambiate. Ezio Bonicelli e Mara Redeghieri sono diventati insegnanti a tempo pieno, hanno altri progetti e per questo giro hanno preferito passare la mano, mi hanno comunque spinto a continuare anche senza di loro e per questo li ringrazio. Spero che al più presto trovino il tempo che serve e la voglia. Simone Filippi ha accettato il mio invito, mi ha aiutato nella stesura dei testi e dal vivo, sarà nella band».
Senza la splendida voce della Redeghieri, gli Ust esplorano ora altri ritmi, altri accordi, abbandonando anche l'italiano e il dialetto per sfruttare l'indole e le sonorità più rock dell'inglese. «Il guaio di scrivere in italiano è che spesso il significato uccide la musica – prosegue Rossi – se la mangia, nei migliore dei casi. L'italiano è talmente importante e difficile, non sono capace di scrivere una buona canzone in italiano, magari imparerò. Cosi ho preferito scrivere parole in inglese, non che per me sia più facile, ma almeno mi riesce e suona meglio. Le parole sono sempre venute fuori dopo la musica, abbastanza naturalmente, senza voler essere troppo importanti: lasciano spazi liberi all'interpretazione e alla fine sono soddisfatto».
Per quanto riguarda la struttura musicale, il nucleo sonoro attorno a cui si sono sviluppate le canzoni è la chitarra, con cui sono state sviluppate le idee musicali del musicista di Villa Minozzo.
«È un Guitar Album – prosegue Rossi – composto e fatto di chitarra, registrato alla svelta, con due microfoni a valvole e un Ribbon su computer, senza editing massiccio, Autotune, eccetera. Dentro c'è tutto ciò che mi piace fare ora, l'approccio è sempre quello degli Üst, ma più libero, visto che da quattro che eravamo siamo rimasti in due e non c'è nessuna record company dietro. Le canzoni sono nate quasi tutte di notte, nella mia legnaia, dove tengo anche chitarre e amplificatori».
Le cover sono due: "Don't go strangers" di J.J. Cale, uno dei primi amori musicali di Rossi, e "Hambone", "un classico rock'n'roll un po' country che suonavo a 14 anni".
L'album nasce proprio dall'amore per la musica, dalla voglia di suonare, di esibirsi dal vivo, di condividere emozioni e suoni. «Posso migliorare come singer e come chitarrista, ma chissenefrega, in realtà voglio solo fare ciò che mi piace. Suonare dal vivo con gli altri musicisti, fare canzoni. I riferimenti trovateli voi, io mi auguro che qualcuno si possa fare un bel viaggio, passare una buona serata».
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