Gazzetta di Reggio

PREMI LETTERARI

Capossela in gara allo Strega con “Il paese dei coppoloni”

Capossela in gara allo Strega con “Il paese dei coppoloni”

Il poliedrico artista è il candidato Feltrinelli per il prestigioso riconoscimento. A presentare la sua opera Gad Lerner ed Eva Cantarella. L’uscita il primo aprile

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REGGIO EMILIA. Vinicio Capossela è il candidato Feltrinelli al premio Strega con il suo ultimo libro, in uscita il primo aprile, “Il paese dei coppoloni”. A presentarlo, come è consuetudine per il prestigioso premio letterario, sono due grandi firme, Gad Lerner ed Eva Cantarella.

L’autore, musicista, poeta e scrittore con questo romanzo chiude un lavoro più che decennale di ricerca e di messa a punto di storie scavate nella terra e dentro una lingua che impasta dialetto, mito e invenzione.

La candidatura arriva con queste parole dell’editore Carlo Feltrinelli: «Nell’anno del sessantesimo compleanno della casa editrice, la Feltrinelli propone un’opera fuori dalle convenzioni e dalle mode letterarie, così ribadendo uno dei tratti storici del nostro catalogo».

Capossela, nativo di Hannover, ma da tempo residente nel reggiano, nel Comune di Casalgrande, è un artista a trecentosessanta gradi: musicista, scrittore, poeta, con qualche piccolo cammeo persino attore.

Amatissimo dai giovani, ma non solo, qui a Reggio Emilia sono ormai una tradizione i suoi concerti di Natale, al circolo Arci Fuori Orario di Taneto di Gattatico.

Si legge nella presentazione del romanzo: «“Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando?” Così si chiede al viandante-narratore nelle terre dei padri. Il viandante procede con il passo dell’iniziato, lo sguardo affilato, la memoria popolata di storie. E le storie gli vengono incontro nelle vesti di figure, ciascuna portatrice di destino, che hanno il compito di ispirati accompagnatori».

Ma nulla è scontato, come sempre, con questo artista.

«Vinicio Capossela ha scritto un’opera memorabile – è la conclusione – in cui la realtà è visibile solo dietro il velo deformante di un senso grandioso, epico, dell’umana esistenza, di un passato che torna a popolare di misteri e splendori l’opacità del nostro caos».

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