Gazzetta di Reggio

Lo Stabat Mater di Franco Simone, tra rock e talenti italiani

di Adriano Arati
Lo Stabat Mater di Franco Simone, tra rock e talenti italiani

REGGIO EMILIA. «È l’opera migliore che io abbia mai composto in tutta la mia vita, ci pensavo da decenni». Non usa mezzi giri di parole Franco Simone nel presentare la sua versione dello Stabat Mater,...

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REGGIO EMILIA. «È l’opera migliore che io abbia mai composto in tutta la mia vita, ci pensavo da decenni». Non usa mezzi giri di parole Franco Simone nel presentare la sua versione dello Stabat Mater, in scena giovedì 2 aprile al teatro Valli, in un evento a scopo benefico.

Il ricavato della serata, sponsorizzata da Banca Fideuram e Conad, verrà destinato alla cooperativa agricola e sociale La Collina e alla Fondazione Papa Giovanni XXIII. I biglietti costano 15 euro e sono acquistabili nella biglietteria del Valli.

Lo Stabat Mater è uno dei principali testi religiosi cristiani, basato sul testo del XIII secolo di Jacopone da Todi, ispirato al dolore della Madonna durante la crocifissione del figlio. Non a caso, è diventato nei secoli un accompagnamento della via crucis, adattato in musica da tanti maestri, da Rossini a Pergolesi, per richiamare le più celebri.

Ora è il turno di Franco Simone, che sul palco sarà affiancato dalle voci del tenore italo-inglese Gianluca Paganelli e da Michele Cortese, conosciuto per la vittoria nella prima edizione di X Factor con gli Aram Quartet, e dall’orchestra “Adagio e Furioso” diretta da Stefano Acerbi.

Una versione rock sinfonica dello Stabat Mater, dunque, adatta a questi tempi, frutto però di un’idea antica.

«Sono più di trent’anni che penso a questo lavoro, e adesso che finalmente l’ho realizzato penso sia il miglior lavoro di tutta la mia lunga carriera», racconta il cantante, compositore e conduttore televisivo pugliese, protagonista della musica italiana da oltre quarant’anni, famosissimo fra l’altro in America Latina.

Perché lo Stabat Mater? «Perché è un canto di dolore universale, si ispira al dolore della Madonna per la crocifissione del figlio ma vale per tutti. Ed è esagerato, emotivamente fortissimo, come le opere d’arte devono essere», spiega. «Ho cercato di darne una nuova versione, perché non avrebbe avuto senso rifare quello che grandissimi maestri come Pergolesi e Rossini hanno già fatto. Ho amato tantissimo le loro versioni, e proprio per questo me ne sono voluto allontanare».

Al centro, due voci notevoli, Paganelli e Cortese: «Molti passaggi, molti momenti sono scritti pensando proprio alle loro voci – afferma Simone – splendide ma poco valorizzate in Italia. Questo è un nostro problema, non valorizziamo i nostri talenti. Da un lato c’è sudditanza verso il modello anglosassone, dall’altro si sottovaluta quello che viene da altre parti del mondo, tipo dall’America Latina. E aggiungo anche una cosa – conclude – quello è un mondo in crescita, con energia e valori, e non è un caso che la più bella figura politica attuale, papa Francesco, arrivi da lì. Una persona con la sua innocenza non sarebbe potuta uscire da questa Europa».

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