Gazzetta di Reggio

L'OMAGGIO

Progetto Ligabue: «Sarà un evento irripetibile»

Andrea Vaccari
Progetto Ligabue: «Sarà un evento irripetibile»

L’attore e regista Mario Perrotta (Ubu 2013) arriva a Reggio Emilia con "Un bès". "A fine maggio quasi 200 artisti in campo tra la città e le rive del Po per una tre giorni unica"

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REGGIO EMILIA. Dopo aver spopolato nella Bassa e in tutta l’Italia, “Un bès” di e con Mario Perrotta approda finalmente anche a Reggio Emilia, dove è atteso da un altro “tutto esaurito”. Intanto il progetto triennale sul grande “Toni”, ideato dall’artista, sta per volgere al termine, e a maggio, nella nostra provincia, è in programma il gran finale del Progetto Ligabue.

Venerdì e sabato (ore 20.30) e domenica (ore 15.30) l’appuntamento alla Cavallerizza con Perrotta che vestirà ancora una volta i panni di Antonio Ligabue, interpretazione che gli è valso il premio Ubu 2013 come migliore attore.

Perrotta, ormai è quasi un reggiano d’adozione. Benvenuto in città.

«Di fatto siamo a casa di Ligabue, in una di quelle città che Ligabue frequentava, così come Parma. Sono stato nei mesi scorsi nella “zona calda”, nella Bassa che ha conosciuto da vicino Toni e che sarà la location del terzo e ultimo atto di questo progetto».

In cosa consisterà?

«Si sta muovendo una macchina enorme, in tutto questo tempo abbiamo messo in atto forti collaborazioni con il territorio. Per questa ultima parte saranno impiegati 180 artisti di ogni tipo che si esibiranno tra il San Lazzaro in città, Guastalla e le rive del Po, per poi confluire tutti insieme nella piazza di Gualtieri. Il tutto tra il 21 e il 24 maggio».

A cosa si assisterà?

«Ci saranno attori, danzatori, cantanti, videomaker e tanto altro. Da appassionati a livello amatoriale sino a stelle internazionali, che effettueranno le loro performance in diverse location. Di fatto, abbiamo voluto trattare il rapporto di Ligabue con il territorio utilizzando tre approcci diversi».

Quali?

«Il primo è quello del manicomio, che ho ribattezzato “della coscienza dell’artista”. Racconta la presa di coscienza di Ligabue che, in manicomio, si rende conto di essere un artista e dipinge diversi autoritratti. Il secondo si svolge a Guastalla, detto anche “degli uomini e dello scemo del paese”, e analizza il rapporto mancato di Ligabue con il resto dell’umanità, e come abbia visto con i suoi occhi lo sviluppo della società – pur non facendone parte – dal Ventennio sino al boom economico. A Guastalla, inoltre, negli orari diurni dei giorni di spettacolo fino alle 19 sarà allestito uno “spettacolo espanso”: in poche parole, nei luoghi storici della cittadina (biblioteca Maldotti, teatro Ruggeri, via Gonzaga, Palazzo Ducale e altri) il progetto Ligabue sarà raccontato con parole, musiche e arti di ogni tipo. A tal proposito, siamo ancora alla ricerca di gruppi che possano eseguire musica classica o contemporanea da poter inserire all’interno del programma. Infine, la terza parte è sul fiume, rinominata “della solitudine e della libertà”, e racconta i suoi trent’anni trascorsi in golena, dove viveva emarginato ma molto libero».

Come si potrà assistere a questi percorsi?

«Ogni percorso può essere visto singolarmente, ma vedendoli tutti e tre si può ottenere una visione complessiva di tutto il lavoro. In tutto, nelle varie giornate abbiamo calcolato che potremo accogliere 3mila spettatori, dunque diventa fondamentale prenotare i biglietti in prevendita sul sito www.progettoligabue.it. Per gli spostamenti saranno messi a disposizione degli autobus, sui quali proseguiranno gli spettacoli. Non saranno semplici viaggi. Per tutte queste ragioni, e per molte altre che non posso ancora svelare, credo che un evento del genere sia irripetibile».

Dopo aver conosciuto da vicino la nostra provincia si è reso conto se i reggiani amano davvero Ligabue?

«Toni non è stato amato in vita, costretto com’è stato a rimanere ai margini. E la “retromarcia” che negli anni fecero alcuni non è stata forse molto sentita. Ma grazie ad alcune persone, che hanno manifestato un reale interesse e apprezzamento, la sua figura è stata rivalutata. E me ne sono accorto al mio arrivo, quando iniziai con delle interviste. Poi col tempo si è arrivati anche alla Fondazione Ligabue, che porterà alla creazione di una mostra permanente a Gualtieri. Ma la mia soddisfazione è un’altra».

Quale?

«Il progetto teatrale, per natura, è fugace. Quanto è stato fatto in questi anni ha invece lasciato relazioni e segni tangibili sul territorio. Ciò significa che il teatro può fare molto, e può incidere nonostante la sua fugacità».
 

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