Gazzetta di Reggio

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Centinaia di studenti ad ascoltare Odifreddi che “racconta” Piero della Francesca

di Luciano Salsi
Centinaia di studenti ad ascoltare Odifreddi che “racconta” Piero della Francesca

Aula magna dell’università gremita per la conferenza che accompagnava la mostra sull’artista del Rinascimento

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REGGIO EMILIA. Non basta il sacro fuoco dell'intuizione e della sintonia dei sensi per capire e apprezzare davvero un'opera d'arte. Per gustare Dante occorre in primo luogo comprendere il volgare del Trecento. Allo stesso modo la comprensione estetica di un capolavoro della pittura presuppone la conoscenza del linguaggio in cui è composto, cioè dell'intelaiatura geometrica che ne sostiene il disegno secondo le leggi razionali della prospettiva, anzi di diverse regole prospettiche.

E' la lezione della mostra su "Piero della Francesca, il disegno tra arte e scienza", spiegata ieri nell'aula magna dell'università da Piergiorgio Odifreddi, il logico e filosofo della matematica che ne presiede il comitato scientifico. La sala era gremita da insegnanti delle scuole superiori e medie, quegli stessi che al mattino accompagnano tante scolaresche in visita a questo straordinario evento culturale non solo dalla nostra città e dal resto dell'Emilia, ma anche dalla Toscana, dal Veneto, dalla Liguria e dal Lazio.

Iris Giglioli, presidente della fondazione Palazzo Magnani, si è rivolta a loro per sollecitare i ritardatari a prenotare la visita alla mostra, che rimarrà allestita in corso Garibaldi fino al 14 giugno, non prima di avere presentato i relatori Odifreddi e Antonio Pieretti, docente di filosofia teoretica all'università di Perugia.

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E' toccato quindi a un responsabile della casa editrice Aboca di Sansepolcro, il luogo natale di Piero, presentare la riproduzione del trattato "De divina proportione", scritto alla fine del '400 da un altro illustre cittadino di Sansepolcro, il matematico Luca Pacioli, e illustrato dallo stesso Piero. Odifreddi ha preso ad esempio alcuni celebri dipinti per mostrare come sia nata la moderna concezione della prospettiva, destinata a rimanere patrimonio comune dei pittori fino alla fine dell'Ottocento.

«Allora – ha detto – l'invenzione della fotografia ne ha reso superfluo l'apprendimento, aprendo la strada a rappresentazioni artistiche ispirate a diverse visioni prospettiche e alle geometrie non euclidee. Van Gogh distorce le figure come faceva Giotto perchè le proietta non su un piano, ma su un arco di cerchio».

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