Valli, “Materno agire” in cerca di qualità
REGGIO EMILIA. E' “Materno agire…” in queste sere al Valli. Ma il problema, prima di un nebuloso agire, risiede a monte ed è legato all'essere possibilmente fuori da banalità del tipo “la più grande...
REGGIO EMILIA. E' “Materno agire…” in queste sere al Valli. Ma il problema, prima di un nebuloso agire, risiede a monte ed è legato all'essere possibilmente fuori da banalità del tipo “la più grande fatica è essere se stesse” postate quotidianamente su Facebook da tredicenni pensose che tralasciano volentieri i libri di scuola; oppure: “la donna senza utero è ancora una donna…”: e ci mancherebbe altro che non lo fosse! Il risultato dello spettacolo creato dalle cinque artiste con cinque sguardi – da un'idea di Gabriele Vacis – poggia su frasi decontestualizzate a sfondo ideologico, con ripetizioni ed ovvietà. Mira in alto, bordeggiando la morale cristiana, ma un conto è il discorso legato all'accoglienza, al perdono un conto è l'agire di un paese civile che deve avere le leggi efficaci a favore delle donne in difficoltà. Perché in verità, in questi anni di crisi, la regressione colpisce le donne che sono le prime a pagare lo scotto, rimanendo senza lavoro. Il minimo che le diverse stanze del Ridotto del teatro adibite alla performance avrebbero dovuto restituire, era il riverbero della complessità del problema, declinato nelle sue versioni: culturale, politica, economica, scientifica, o legata anche alla multietnicità non solo nella forma del vago sentire personale. La modalità di fare teatro il cui input di partenza è tratto dalla quotidianità richiede comunque un'adeguata rielaborazione per arrivare come messaggio efficace agli spettatori paganti. Non interessa che documenti soltanto il livello del pensiero della popolazione, senza diventare un profondo motivo di riflessione pubblica espressa dal valore intrinseco dello spettacolo e da una qualità artistica consona.
E così don Simonazzi, rievocato alla fine da un attore, non può essere soltanto colui a cui “nulla che sia umano è estraneo”. Tuttavia “Materno agire…” – si replica oggi alle ore 17, 18.30, 20, 21.30– una semplice riflessione ce la fa nascere: dove sta andando il nostro teatro? E' questa la tanto desiderata apertura alla città ? (g.b.)
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