Imperdibile la Barcellona di Picasso e Gaudì
“La rosa di fuoco” è il titolo dell’esposizione appena inaugurata a Palazzo dei Diamanti e visitabile fino al 19 luglio
FERRARA. “La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí attrae, incuriosisce, stimola”. Vento freddo e cielo minaccioso non hanno impedito che davanti al portone di Palazzo dei Diamanti si creasse una fila di persone giunte per partecipare al vernissage della mostra che sarà visitabile fino al 19 luglio.
All’inaugurazione c’erano il sindaco Tiziano Tagliani, il presidente della Regione Stefano Bonaccini, e la direttrice di Palazzo dei Diamanti, Maria Luisa Pacelli che hanno espresso soddisfazione e entusiasmo per quella che non vuole essere solo una mostra, ma un vero e proprio omaggio alla Spagna e più precisamente alla Barcellona di fine Ottocento, inizio Novecento: una città viva, in piena evoluzione e rivoluzione.
«Credo che ci troveremo davanti a qualcosa di speciale – ha detto Tagliani – Vogliamo contribuire a cambiare la rotta del nostro Paese e vogliamo farlo attraverso l’arte». Subito dopo il presidente dell’Emilia Romagna ha sottolineato: «Abbiamo scelto di investire nell’arte, nella cultura e nella memoria. Quest'anno porteremo i fondi da 18 a 28 milioni di euro e ne stanzieremo altri per il turismo cultuale. Abbiamo un’ossessione: creare nuovi posti di lavoro e vogliamo farlo attraverso cultura, arte e turismo».
Infine la Pacelli, che ha portato anche i saluti del ministro Dario Franceschini, impegnato a Pompei con il premier Renzi, ha concluso: «Attraverso le opere esposte la mostra racconta un periodo particolare per Barcellona. Racconta dell’arrivo della rivoluzione industriale e della modernità. Ne “La rosa di fuoco”, è racchiuso il mutamento sociale all’epoca in atto».
IL CURATORE. «Le mostro e le spiego le tre opere per cui vale la pena di venire qui a Palazzo Diamanti». La cortesia di Tomàs Llorens, il curatore dell’esposizione dedicata al modernismo catalano, è pari alla sua estrema competenza in campo artistico. Ce ne avvaliamo per approfondire i tre petali della rosa di fuoco che maggiormente la rassegna. Non le opere più conosciute.
Antoni Gaudí, “Chiesa della Colònia Güell, interno”, 1908-10. «Si tratta di un carboncino, acquerello e gouache su carta eliografica – premette Llorens – È in pratica la bozza preparatoria che anticipa la realizzazione di una chiesa che era stata commissionata a Gaudì dall’imprenditore Eusebi Güell nel 1898. La costruzione dell’edificio iniziò dieci anni dopo. Qui emerge un tipo di architettura che vuole innalzarsi, quasi uscendo dalla storia». La chiesa, per la cronaca, rimase incompiuta. Oggi è in piedi solo la Cripta, diventata patrimonio dell’Unesco a partire dal 2005.
Pablo Picasso, “Bozzetto per un manifesto per il carnevale”, 1899. «Picasso non aveva ancora vent'anni quando compose questa matita e olio su carta. È l’epoca della nascita dello spirito pubblico, contrassegnato dalla proliferazione delle immagini, anche nel senso di pubblicità commerciale diffusa».
Pablo Picasso, “Povertà (I miserabili)”, 1902. «La capitale catalana all’inizio del Novecento è nel pieno di una fase di grande espansione economica. Ma anche di grande di enormi contraddizioni».
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