"L'eco di uno sparo" e "Il nemico" con Zamboni
Libro e film vengono presentati al Sociale di Gualtieri che è anche il luogo prescelto per girare il documentario di Spinetti
GUALTIERI. Il film è stato girato proprio all’interno del teatro di Gualtieri e questo rende ancora più significativo l’appuntamento di domani, domenica 26 aprile, al Sociale con Massimo Zamboni, chitarrista e co-fondatore dei Csi, ora Post-Csi, che presenta il suo libro “L’eco di uno sparo” (in un concerto reading, alle 21.30; biglietto 12 euro). In questo contesto anche la proiezione del film (alle 19 con ingresso gratuito), che si ispira al romanzo di Zamboni, “Il Nemico – Breviario Partigiano”, di Federico Spinetti.
«Questa è la storia di mio nonno Ulisse e dei suoi sparatori che si spararono tra loro. Il racconto di ciò che ha innescato quei colpi in canna, e di ciò che è stato dopo. L’eco di uno sparo non si quieta mai», così Zamboni nel libro.
IL NEMICO-BREVIARIO PARTIGIANO
Un progetto di Massimo Zamboni, per la regia di Federico Spinetti. Musica Massimo Zambroni, Angela Baraldi, Giorgio Canali, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli, Simone Filippi. Interpreti Massimo Zamboni, Angela Baraldi, Giorgio Canali, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli, Simone Filippi, Mirco Zanoni, Massimo Storchi, Daniela Algeri, Caterina Zamboni, Emanuele Reverberi e la Bandadiquartiere, Cristiano Roversi, Erik Montanari, Danilo Fatur, Giovanni Lindo Ferretti. Produzione Alberto Valtellina, Angelo Signorelli, Sergio Visinoni per Lab 80 film che si occupa della distribuzione.
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Che cosa significa oggi la parola partigiano? Uno sparo riecheggia dal 1944, Massimo Zamboni scava nel passato della sua famiglia, la storia privata si impiglia in quella collettiva, nasce un nuovo progetto musicale: Post CSI. Lividi scorci invernali, il nemico si rivela solo a uno sguardo attento. “Il nemico - un breviario partigiano” è un film musicale sulla memoria della Resistenza.
Massimo Zamboni, chitarrista e co-fondatore dei CSI, a quindici anni dallo scioglimento della storica band post-punk, riunisce i membri del gruppo intorno a un nuovo progetto sul tema della Resistenza partigiana. Non una reunion, forse un nuovo inizio.
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Su proposta del regista Federico Spinetti, i musicisti Massimo Zamboni, Giorgio Canali, Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli, con la cantante Angela Baraldi e il batterista Simone Filippi, si incontrano nella splendida cornice del Teatro Sociale di Gualtieri dove Zamboni propone un testo da mettere in musica: Il nemico. I musicisti accettano la presenza delle macchine da presa e il lavoro sul pezzo musicale, insieme ad altre nuove canzoni e ad alcuni brani storici suonati dal vivo, diventa colonna sonora del film. Il confronto sulla composizione del brano si intreccia con la discussione sui temi partigiani.
“Il nemico - un breviario partigiano” racconta l'elaborazione musicale del progetto Post CSI e le ricerche e riflessioni di Massimo Zamboni sulla propria storia familiare, tragicamente segnata dal colpo di pistola partigiano che nel 1944 ha ucciso il nonno materno. Un film musicale sulla Resistenza e le sue rappresentazioni.
Dalle note di regia. «Attraverso la storia privata e famigliare di Massimo Zamboni abbiamo cercato di stanare alcuni temi scomodi legati alla Resistenza, un lavoro che lui aveva già intrapreso e che lo ha portato a scrivere un libro, oggi in libreria per Einaudi: L'eco di uno sparo. Ci siamo trovati nella campagna reggiana insieme, a condividere ricerche i cui risultati hanno trovato spazio nel film.
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Il nemico - un breviario partigiano non cerca risposte: pone interrogativi, piuttosto, e non ha paura di guardare in faccia il passato. Parla della violenza partigiana, ad esempio, lo fa senza retorica e con molta compassione. Fra gli argomenti indagati abbiamo scelto di dare spazio al tema della distanza tra appartenenza familiare e appartenenza politica: Massimo, antifascista, ha fatto i conti con le scelte politiche di suo nonno, fascista ucciso dai partigiani, che per anni sono state lasciate nell’oblio dal resto della famiglia. Il nostro è un film musicale che cerca varchi nella memoria e nella storia della Resistenza.
Che significato ha riallacciarsi nuovamente alla lotta partigiana per i musicisti oggi Post CSI? Quali urla, quali sussurri, quali intuizioni scaturiscono dal porsi anima e corpo di fronte alla storia? Quale forma di espressione artistica e musicale si fa veicolo del disagio e del conforto dell’oblio, e al contempo della necessità e della scomodità di un desiderio nitido e bruciante di continuità? Abbiamo lavorato sul continuo rimando tra storia e memoria, tra la Resistenza e le sue rappresentazioni, con l’obiettivo di evocare e smuovere, più che di dichiarare o persuadere.
Seguire i Post CSI nella composizione del brano Il Nemico ha fornito un'ossatura importante del film. In un certo senso il loro lavoro è una metafora degli attriti tra diverse prospettive e sensibilità sul tema delle Resistenza e della possibilità, attraverso la fatica del confronto, di approdare ad una visione comune e convinta».
(Federico Spinetti)
Il Nemico - Breviario Partigiano teaser del film
IL REGISTA. Federico Spinetti è professore ordinario e direttore di ricerca del Dipartimento di Etnomusicologia dell'Università di Colonia, ha condotto ricerche etnografiche in paesi di lingua persiana (Tajikistan e Iran), in Bosnia e in Italia. Nelle sue ricerche e pubblicazioni si è occupato di economia politica della musica, di musica e architettura, di storia delle relazioni culturali nel Mediterraneo.
Attualmente conduce un progetto di ricerca di lunga durata focalizzato sulla memoria resistenziale e antifascista nella musica contemporanea in Italia e in Europa. Come costante della sua attività, ha diretto film documentari in collaborazione con Lab 80 film: Zurkhaneh - The House of Strength. Music and Martial Arts of Iran (2010/2014), Le montagne si sollevano come piuma (2013), Il Nemico - un breviario partigiano (2015).
L'ECO DI UNO SPARO
Il 29 febbraio 1944 Ulisse, squadrista, membro di un direttorio del fascio, viene ucciso dai Gruppi di Azione Patriottica. Pochi mesi prima erano morti i sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti. Il 16 marzo 1961, diciassette anni dopo, il gappista Soragni, nome di battaglia Muso, sarà vittima dell’odio covato nel tempo da un compagno militante e amico, assieme a lui responsabile dell’uccisione di Ulisse.
La storia è lineare solo quando scegliamo di raccontarla cosí, ma gli eventi si affastellano in un ordine che, quando ti riguarda da vicino, non è necessariamente quello cronologico. Cosí è per chi cerca di capire le ragioni del sangue, quando il sangue degli oppressori si mescola a quello degli oppressi.
E l’eco di quegli spari accompagna Massimo Zamboni nella sua indagine attraverso due secoli per ricostruire una storia che lo riguarda molto da vicino, anche se gli è stata sempre taciuta. “Di mio nonno, due sole cose possedevo: il nome, Ulisse, che io porto come secondo, e che sempre ho dovuto considerare come un intruso, una parte sconosciuta di me; e una giacca, un tessuto ruvido di lana, il nero orbace della sua divisa autarchica. Niente di piú, prima di questo libro”.
Questa indagine lo porta a respirare polvere negli archivi cercando di decifrare le calligrafie ostili dei registri parrocchiali; lo porta sulle colline reggiane a intervistare i superstiti; lo porta sulla tomba dei fratelli Cervi - sette, come sette erano i fratelli B*, l'agiata famiglia a cui apparteneva il bisnonno Massimo. Una storia che chiedeva di essere raccontata, rimasta sepolta insieme alle tante storie rimosse di questo Paese.
Un libro sofferto, inconsueto, che è insieme una presa d'atto, un amaro bilancio e una terrestre ballata incantatrice. La memoria va trasmessa, ci dice Massimo Zamboni, e “tocca ai nipoti tramandare, sottraendo ai genitori un compito che non avrebbero potuto svolgere con giustezza”.
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