Ritratti ingialliti e a colori per cinque storie partigiane
Il progetto del fotografo Antonio Sansica con l’aiuto dell’archivio di Istoreco Notari: «Vi lasciamo questa eredità, fatene conto, perché non è tutto regalato»
REGGIO EMILIA. «Vi lasciamo questa eredità, fatene conto, perché adesso non è tutto regalato». E' quanto ci dice Giacomo Notari, ieri un ragazzo partigiano, oggi un nonno che ricorda a tutti noi che libertà e democrazia non sono valori perenni e scontati.
In questi giorni di celebrazioni per il 70esimo della Liberazione, storie di partigiane e partigiani reggiani sono state raccolte dal giovane fotografo Antonio Sansica che ha voluto costruire un progetto unendo passato e presente e cercando di creare un immaginario, l’immaginario resistenziale. Per raccontare tutto ciò ha messo a fuoco le testimonianze di cinque combattenti reggiani.
La provincia reggiana e i paesi dell’appennino tosco emiliano furono zone simbolo della Resistenza e purtroppo anche teatro di tragiche rappresaglie nazifasciste, come la fucilazione dei sette fratelli Cervi, di Don Pasquino Borghi con altri otto antifascisti e di altre esecuzioni sommarie in tanti paesi, come gli orrendi eccidi di Cervarolo e della Bettola. Reggio Emilia è decorata con la medaglia d’oro al valor militare per la guerra di Liberazione, e vide cadere circa 620 dei suoi cittadini, lottando per la conquista della libertà.
Per la realizzazione di questo progetto, sono stati fondamentali per Sansica le collaborazioni con Istoreco e il suo archivio storico. Istoreco da anni si occupa della ricerca e valorizzazione del periodo resistenziale in tutto il territorio reggiano, oltre all’organizzazione annuale dei Viaggi della Memoria ai campi di sterminio nazisti. Ma vediamo chi sono i protagonisti delle cinque storie.
Giovanna “Libertà” Quadreri. Giovanna era staffetta partigiana ed era responsabile nel consegnare messaggi e/o documenti importanti alle forze partigiane in montagna e in città a Reggio Emilia. Giovanna fece anche parte alla famosa operazione Gufo Nero, guidata da truppe paracadutiste inglesi e partigiane per conquistare il comando tedesco della Linea Gotica, che si trovava a Botteghe di Albinea. «Dico sempre ai giovani di stare lontani dalle droghe e dalle brutte abitudini e di essere laboriosi; noi vi abbiamo fatto una bella Italia, ma purtroppo si sta sgretolando».
Francesco "Volpe" Bertacchini. Francesco, combattente della 144esima Brg Garibaldi - Antonio Gramsci, ha attivamente partecipato alla Resistenza sui monti del Parmense e del Reggiano. Un giorno gli fu dato un ordine, del tutto inusuale, ovvero di piantare un nespolo in un zona teatro di un rastrellamento, per ricordare l’eccidio dei suoi compagni.
Giacomo "Willi" Notari. Entra nella Resistenza a 17 anni; nel maggio 1944 raggiunge il fratello che già faceva parte delle brigate partigiane nei pressi di Cervarezza. Dopo la guerra, ha svolto diversi incarichi politici ed è l’attuale presidente dell’Anpi di Reggio Emilia. «Vi lasciamo questa eredità, fatene conto, perché adesso non è tutto regalato».
Giacomina Castagnetti. Giacomina fu una staffetta partigiana, molto presente tra le truppe nei paesi della Bassa reggiana. Ha vissuto fin da giovane i valori dell’antifascismo che si “respiravano” in casa. Suo fratello, infatti, fu arrestato come sovversivo. Durante la Resistenza, Giacomina aveva il compito di tenere i rapporti con le famiglie e le truppe partigiane, e spesso doveva nascondere e trasportare rifornimenti ai ribelli. «La mia Liberazione è stata quando il gruppo dei settantacinque che scrissero la Costituzione, dichiarò l’articolo specifico che dice “L’Italia ripudia la guerra come atto d’offesa verso un altro popolo”.
Bruno "Kira" Valcavi. Bruno, non ancora ventenne, fu arruolato come carabiniere nell’esercito, prestando servizio a Bologna e poi a Firenze. Nei mesi successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943, con l’esercito allo sbando, decide di fuggire e tornare in Emilia e inizia la sua guerra partigiana nelle località di Toano e Villa Minozzo. Fu inquadrato nella 26esima Brigata Garibaldi. «Dobbiamo essere coerenti con gli ideali di libertà ed emancipazione per i cittadini, perché la battaglia che abbiamo combattuto, l’abbiamo combattuta per la libertà di ognuno e non per un piccolo gruppo».
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