Gazzetta di Reggio

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Chiostro della Prefettura e Archivio di Stato per due mostre dedicate all’uomo e alla natura

REGGIO EMILIA. Ogni anno parte il toto-nomi e il toto-sedi. Quali sono gli spazi che aprono al pubblico per la prima volta con in occasione dell'Off? Armatevi di carta e penna e segnatevi in agenda...

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REGGIO EMILIA. Ogni anno parte il toto-nomi e il toto-sedi. Quali sono gli spazi che aprono al pubblico per la prima volta con in occasione dell'Off? Armatevi di carta e penna e segnatevi in agenda che potrete visitare l'Archivio di Stato e il Chiostro della Prefettura (che al momento sta ospitando tra l’altro la suggestiva mostra personale dello scultore guastallese Mario Pavesi).

In particolare vi aspettano le mostre “Riconosco, nell'uomo, la natura” al Chiostro della Prefettura di corso Garibaldi e “Il Giardino del Re” nell'Archivio di Stato di via Cairoli, entrambe promesse dall'associazione Refoto. La prima, curata da Massimo Mantovani, indaga il profondo carattere conoscitivo di un genere come il ritratto che esula dall'ambito strettamente estetico. La seconda, curata da Cesare di Liborio, si misura con un suggestivo tema immaginario per stimolare l'inventiva degli artisti. L'Archivio di Stato ospita anche le foto di Fiorella Iacono con la mostra “Foresta primitiva / Wistman's wood”.

La Iacono ha fotografato la natura che, ancora dopo millenni, pare intatta e mai toccata dall'uomo. Questa sequenza di foto entra nel cuore verde degli alberi che assumono fattezze antropomorfiche e la realtà visibile di una terra eterna che ha i colori della luce incantata.

Sempre all'Archivio di Stato reggiano si trova la proposta artistica di Luca Monzani.

L'installazione, composta da cento cubi in plexiglass, mostra il decorso e la guarigione, un rapporto viscerale tra uomo e natura così sofisticato ma anche letale. Sedici litri di acqua vengono versati nei cento cubi tramite un esercizio di ricerca complesso. Ogni cubo è composto da due pesi; l'acqua, significato di vita terrena, mentre la macchia di petrolio rappresenta la caducità della propria esistenza.

Infine, sempre in questo spazio, Ettore Moni propone “An Empty Valley” dedicata al cuore delle Alpi Apuane, in particolare ad una valle di questa zona della Toscana capace d'imporsi con una forza tale da abbattere qualsiasi stereotipo legato al mondo del marmo, dei cavatori e di chi la vive. Qui arrivano a stento i raggi del sole.

E se da un lato la natura, così dura, lascia a fatica spazio alle costruzioni dell'uomo, dall'altro permette che i cavatori stessi le arrivino direttamente al cuore, con tagli longitudinali che, in maniera apparentemente innaturale, assecondano, invece, la disposizione geologica dei filoni di marmo.

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