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la recensione

Muti dirige e attacca: «Vergognosa incuria per la musica in Italia»

Giulia Bassi
Muti dirige e attacca: «Vergognosa incuria per la musica in Italia»

REGGIO EMILIA. L’imprescindibile presenza dell’anima italiana nella musica. A Riccardo Muti preme scovarla e valorizzarla. O meglio darle il giusto merito, a fronte di una vergognosa incuria da parte...

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REGGIO EMILIA. L’imprescindibile presenza dell’anima italiana nella musica. A Riccardo Muti preme scovarla e valorizzarla. O meglio darle il giusto merito, a fronte di una vergognosa incuria da parte di politici e istituzioni. Lo sente come una missione un dovere e, se pensa di non farsi capire abbastanza con le partiture che dirige, si volge al pubblico per spiegarsi meglio e rinnovare la sua denuncia.

Come è avvenuto l’altra sera in occasione del concerto con l’Orchestra giovanile Cherubini in un Valli esaurito in ogni ordine di posti. Per quanto riguarda il programma “a tema Italia” ecco all’inizio l’Ouverture “im italienischen Stil” scritta da un improbabile Schubert che omaggia nientemeno che Rossini. Ne fuoriesce una certa dose di ironia ma malinconica, i giochi tra colori sgargianti diventano schermaglie tra sfumature e mezzi toni che dominano perfino nei tipici “crescendo”.

Muti fa lavorare in modo superbo i legni, chiamandoli ad arrotondare le loro sonorità adatte per questo simulacro rossiniano vergato dal grande austriaco. Invece per Mozart, un altro austriaco, l’Italia non è un’etichetta appiccicata per l’occasione, ma è connaturata alla sua musica. Riccardo Muti lo ama da sempre, anche per questo, e lo dirige con profonda deferenza pensando al modo di farlo cantare, il più possibile, e soprattutto respirare: la sua Sinfonia “Haffner” è puro teatro fatto di recitativi e di arie espressioni di sentimenti intimi. Muti per poter scandagliare queste possibili espressioni, con i suoi Cherubini in profonda sintonia, dilata, sospende il tempo, lasciando che la musica sgorghi da sola, quasi in libertà, e possa perfino trascolorare, o al contrario impennarsi poi uscire in punta di piedi ad accarezzare l’ascoltatore nel suo intimo, come se provenisse da lontano. Per Verdi questo discorso non serve, perché la sua energia deve arrivare immediata e colpire. E Muti lo domina con una bacchetta incandescente, capace di forgiare frasi avvolgenti dalle quali scaturiscono intensi tremolii, sordidi echi e un canto veemente, estroverso, ma non per questo meno raffinato come dimostra da una parte nella Sinfonia dei Vespri Siciliani e dall’altra nei Ballabili, dove spesso sul soave tappeto elaborato degli archi, si inseriscono le splendide voci dell’oboe, del clarinetto e del flauto impegnati in articolati soli. Un altro eloquente esempio della forza plastica del suo inarrivabile Verdi, ce lo dà nel fuori programma, la Sinfonia del Nabucco, dal cui solo inizio dato dallo stupendo suono bronzeo dei tromboni e del cimbasso, se ne comprende tutta la particolare pregnanza.

L’attacco avviene dopo aver parlato della nostra città dov’è nata la bandiera, dell’incuria dell’Italia verso la sua musica, del suo impegno per portare a Santa Croce di Firenze le spoglie di Luigi Cherubini; sono frammenti di pensieri detti a voce alta condite da esclamazioni in perfetto napoletano del tipo «qui parlamme e non ce capimmo...».

Mentre applausi fragorosi riempiono il teatro, spezza la sua bacchetta donandola a due prime parti dell’orchestra, quale simbolico segno di gratitudine verso quei giovani eccellenti musicisti. Tra essi, nella sezione dei primi violini, vi era anche il reggiano Davide Gaspari entusiasta dell’esperienza con la “Cherubini” incominciata prima della scorsa estate; il suo sorriso, l’altra sera a fine concerto, era dato anche dalla felicità di suonare con essa nel meraviglioso teatro della sua città.

Sabato sera, tra l’altro, è stato un teatro Valli gremito e in abito da sera ad accogliere il Maestro Muti, che mancava da Reggio ormai da dieci anni. Il sold out era inevitabile. Quanto all’eleganza del foyer, niente di scontato: da tempo ormai l’abito lungo per le donne e lo smoking per gli uomini sono considerati quasi un’eccezione anche in caso di concerti importanti. Eppure sabato sera il pubblico di Reggio ha sfoggiato per Muti un’eleganza quasi d’altri tempi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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