Antonio Ligabue nel libro che svela il suo lato privato
REGGIO EMILIA. La storia di un uomo che tutti chiamavano al matt (il matto), che ha sempre vissuto ai margini, scambiando i suoi quadri per un piatto di minestra. Quadri che finirono spesso nelle...
REGGIO EMILIA. La storia di un uomo che tutti chiamavano al matt (il matto), che ha sempre vissuto ai margini, scambiando i suoi quadri per un piatto di minestra. Quadri che finirono spesso nelle stalle o a sbarrare vecchie finestre, fino a quando il suo talento non fu scoperto da uno psichiatra durante il ricovero in manicomio. Una storia raccolta adesso in un libro, “Antonio Ligabue, l’uomo” scritto da Ezio Aldoni e Giuseppe Caleffi e pubblicato da Imprimatur, che racconta non solo l’opera del grande artista, ma soprattutto gli aneddoti, le passioni, gli amori di un uomo divenuto mito e che quest’anno viene particolarmenet celebrato a 50 anni dalla sua morte avvenuta il 27 maggio 1965 a Gualtieri. Il volume è stato presentato alla Libreria all’Arco dagli stessi autori e dal giornalista Tiziano Soresina della Gazzetta di Reggio che ha moderato l’incontro. Ma da dove arrivava Ligabue? Quali erano i suoi pensieri? Era veramente il pittore matto di cui tutti raccontavano? Seguendo la traccia di un racconto romanzato, un giallo soft, di capitolo in capitolo, questi interrogativi ottengono le risposte di Aldoni e Caleffi (autori anche di un recente docu-film sull’artista), per quel che permette almeno una personalità complessa come quella di Ligabue.
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