“Toni” Ligabue torna da protagonista
Nelle sale di Palazzo Bentivoglio a Gualtieri al via la mostra antologica con 180 opere. Gli organizzatori: «Saldato un debito morale nei confronti dell’artista»
GUALTIERI. «Con questa mostra saldiamo un debito morale nei confronti di Antonio Ligabue». Questo il leit-motiv che ha accompagnato la presentazione alla stampa della mostra antologica dell’artista, ospitata nel Salone dei Giganti (insieme alle sale dell’Eneide e di Giove) di Palazzo Bentivoglio e composta da 180 opere tra dipinti, disegni, incisioni e sculture in terracotta. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11524417:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11524417:1649483300/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Una mostra che di fatto contribuisce a far ritornare “Toni” nel paese nel quale ha vissuto per 40 anni, e con il quale ha sempre avuto un rapporto altalenante e controverso, ma sicuramente passionale. L’esposizione – curata da Sandro Parmiggiani e Sergio Negri, con allestimento dell’architetto Mario Botta – è la prima iniziativa organizzata dalla Fondazione “Museo di Antonio Ligabue” e dal Comune di Gualtieri ed è composta da opere suddivise nei tre periodi nei quali si è soliti ripartire la sua opera (1928-1939; 1939-1952; 1952-1962) e coprono tutto il repertorio della sua pittura: animali domestici e feroci, paesaggi svizzeri e padani, interni, ritratti, autoritratti. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11523757:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/05/30/fotogalleria/la-mostra-di-ligabue-a-40-anni-dalla-morte-1.11523757]]
La Fondazione. La presidente della fondazione Livia Bianchi e il sindaco Renzo Bergamini hanno ripercorso le tappe che negli ultimi mesi hanno caratterizzato il tortuoso ma stimolante cammino che ha portato alla costituzione della fondazione stessa, pensata già nella scorsa legislatura e composta oggi da una partnership tra pubblico e privato, nella quale confluiscono, oltre al Comune, anche il Banco Emiliano Credito Cooperativo, Girefin Spa e Boorea.
Ancor prima che sulla mostra, infatti, è stato necessario lavorare a ritmo serrato sulla messa in sicurezza di Palazzo Bentivoglio, che in seguito al terremoto di tre anni fa ha avuto bisogno di diversi interventi. Concetto “chiave” esposto nella presentazione del sindaco è stata la volontà di voler fare di Gualtieri la capitale culturale della Bassa, alla luce delle ricchezze del terriorio come Ligabue stesso, piazza Bentivoglio e il rinato Teatro sociale. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11524419:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11524419:1649483300/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ulteriore foga a questo passaggio è stata conferita da Sandro Parmiggiani, il quale ha inoltre posto alcune vigorose precisazioni su Ligabue e la sua classificazione. «Bisogna smettere – ha spiegato – di classificare Ligabue come un naif, perché ciò significa immiserire la sua opera. Preferisco definirlo un “espressionista tragico”, in grado di trasformare in oro le cose più semplici. Un grande espressionista sì fuori dagli schemi, ma assolutamente conscio di ciò che faceva. Così come è perniciosa la moda di inquadrarlo sempre e soltanto nella sua follia. Ha saputo distaccarsi dall’arte del suo tempo, specialmente nel modo di guardare le cose». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:tempo-libero:1.11521555:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/tempo-libero/2015/05/29/news/cento-opere-firmate-ligabue-1.11521555]]
L’anteprima. Al termine della presentazione è stato concesso ai cronisti e ai presenti di visitare la mostra in anteprima. Il percorso si snoda attraverso alcuni dei massimi capolavori di Ligabue, da “Tigre con serpente, gazzella e scheletro”, “Leopardo che assale un cigno”, “Tigre reale” risalenti agli anni Trenta e ai primi anni Quaranta, per poi passare all’impressionante galleria di autoritratti fino ad altri capolavori: dai paesaggi bucolici e agresti, in cui sulla linea dell’orizzonte si stagliano castelli e costruzioni della Svizzera conosciute nell’infanzia e nell’adolescenza, alle versioni dei celebri “Cavalli imbizzarriti dal temporale” e “Traversata della Siberia”. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.11524418:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11524418:1649483300/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
A rendere ancora più suggestivo il lungo percorso – inserito in una cornice di indubbio valore storico-artistico come la Sala dei Giganti – è l’allestimento ideato dall’architetto Botta, che ha cercato di trasformare la meraviglia architettonica nel cuore stesso dell’antologica dell’artista selvaggio e primitivo. I pannelli scuri sui quali sono state affisse le opere di Ligabue si sposano perfettamente con le pareti chiare del salone, all’interno del quale sono stati creati “corridoi” dall'affascinante colpo d’occhio. La mostra resterà aperta da oggi fino all’8 novembre, dal martedì alla domenica (10-13 e 15-19) e in tutti in festivi infrasettimanali, al costo di 8 euro (intero), 6 per il ridotto e 4 per gli studenti.
Info: 0522.22.18.69 o p.vergnani@comune.gualtieri.re.it.
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