“Lasciate in pace Marcello” torna con un nuovo finale
REGGIO EMILIA. Lo scrittore reggiano Piergiorgio Paterlini s'è guadagnato la notorietà con il longseller “Ragazzi che amano ragazzi”, edito nel 1991 e ristampato da allora in 15 edizioni che hanno...
REGGIO EMILIA. Lo scrittore reggiano Piergiorgio Paterlini s'è guadagnato la notorietà con il longseller “Ragazzi che amano ragazzi”, edito nel 1991 e ristampato da allora in 15 edizioni che hanno conquistato probabilmente un milione di lettori. Non tutti sanno, però, che soltanto tre dei suoi venti libri riguardano l'omosessualità. L'ultimo suo romanzo, che risale in realtà al 1997 ed è ripubblicato ora da Einaudi con il titolo “Lasciate in pace Marcello” dopo essere stato riscritto e “ripulito” dall'autore, è la storia di un sedicenne “normale, con una famiglia normale e degli amici normali”. Marcello vive una breve passione travolgente con una donna matura, la madre di un suo amico. Quell'amore impossibile resterà per lui unico ed esclusivo. Per conservarlo incontaminato in un ricordo perenne il ragazzo si rifugia in un convento, dove stringe una solida amicizia con un monaco anziano, che per nove anni, fino alla morte, raccoglie le sue confidenze. Nemmeno lui ha una vocazione religiosa. Come Marcello è un rifugiato. E' uno scienziato che ha abbandonato il mondo rendendosi irreperibile. Nella postfazione intitolata “La carrozza di Dostoevskij” Paterlini racconta la genesi del romanzo, definendolo “libro da treno” perché concepito proprio su una carrozza ferroviaria nell'estate del 1996. L'autore vi incontrò la consulente editoriale di EL-Emme Edizioni-Einaudi Ragazzi, che gli propose di collaborare a una sua nuova collana di romanzi brevi. «Quando ho risposto di sì – riferisce Paterlini – non avevo alcuna idea. Non avevo un romanzo nè nel cassetto nè nella testa. Mi elettrizzava però l'idea di misurarmi per la prima volta con quel genere. E così una notte mi sono messo al computer. Misteriosamente, invece del famoso blocco dello scrittore ho sperimentato un'estasi particolare».
La narrazione scaturì da una sorta di trance: «Marcello mi narrò (potrei scrivere mi dettò) la sua storia. Che scoprivo solo mano a mano che lui me la raccontava. Pensai d'essere diventato una nuova Teresa d'Avila. Nel mio furore mistico terminai in poche notti il romanzo. Poi, come sempre, lavorai mesi e mesi a riscriverlo, limarlo, correggerlo». Nella seconda stesura, ora fresca di stampa, Paterlini ha totalmente rifatto la pagina conclusiva, mantenendo l'invenzione forse più originale, nella quale la fiction si intreccia con uno dei più affascinanti misteri della cronaca: la scomparsa del grande economista Federico Caffè, collaboratore del Manifesto, avvenuta a Roma nel 1987. E' proprio lui il finto monaco che Marcello incontra nel convento. «Fra le molte emozioni che il libro mi ha dato – sottolinea l'autore – vi è anche quella della mia prima traduzione all'estero, in Olanda, presso una casa editrice allora prestigiosa. Fu un libro amato ad Amsterdam, censurato in Veneto. L'autorità scolastica l'aveva proibito in tutte le scuole della regione».
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