Alla Cavallerizza tanti consensi e applausi per Widmann
REGGIO EMILIA. Nel penultimo appuntamento della manifestazione, alla Cavallerizza, all’inizio era posto il romantico Mendelssohn, poi lo scatenato Widmann quindi Mozart. Non un Mozart qualunque, ma...
REGGIO EMILIA. Nel penultimo appuntamento della manifestazione, alla Cavallerizza, all’inizio era posto il romantico Mendelssohn, poi lo scatenato Widmann quindi Mozart. Non un Mozart qualunque, ma forse il più bel pezzo da camera che sia stato mai scritto che è il Quintetto con clarinetto in cui Jorg Widmann ha abbandonato la veste di compositore per indossare quella dell’interprete. E ci ha sorpreso in tutte e due le versioni: nella prima è apparso perfino audace ma anche ironico, mentre come clarinettista ha stupito per una rara capacità di condurre la musica di Mozart dall’inizio alla fine come un’onda unica.
Questa modalità solida, pervasa tuttavia da una passione contagiosa, ha illuminato i quattro giovani del Quartetto Aris che si sono magistralmente inseriti nel solco tracciato dalla sua straordinaria facilità di condurre le frasi.
Widmann, musicista così fascinoso era lo stesso che nel suo quartetto, decretava la morte del violoncellista; il brano immerso in un vorticoso turbinio di volute, incalzate da qualche urlo selvaggio, esigeva per terminare questo sacrificio. La “vittima” non potendo cadere per terra, ha abbassato lo sguardo, mentre gli altri tre le puntavano contro gli archetti; e la gente rideva, decisamente conquistata.
Widmann nel doppio ruolo di esecutore e creatore nonché di docente – avendo condotto il giorno prima e la mattina del concerto la masterclass al Quartetto Aris – ha voluto sottolineare che la musica è racconto, narrazione continua, teatro e chi suona deve seguirne il flusso senza dare l’idea che si procede a blocchi. E questo, chi meglio di Mozart lo può far capire? L’eccellente Quartetto Aris ha creato una scia continua anche per il Quartetto n. 4 di Mendelssohn, di leggerezza, candore e grazia. (g.b.)
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