Un film sulle Ex Officine Reggiane
Dietro la telecamera due giovani registi e diversi mesi di ricerche e approfondimenti
REGGIO EMILIA. Le immagini e i suoni di quella particolarissima zona della città, l’area delle ex Officine Reggiane e il quartiere che gli gravita attorno, e le storie di singoli individui e comunità, in bilico tra un glorioso passato, un, a dir poco, difficile presente e gli interrogativi sul futuro.
È più che una sfida, quella dei due giovani registi Alberto Gemmi e Mirco Marmiroli, autori del film documentario “Ogni opera di Confessione”; ma riempiono già di emozione le prime immagini, il trailer e gli altri spezzoni di filmato che ancora devono conoscere un montaggio definitivo, essendo terminate le riprese e l’opera ora in fase di postproduzione.
OODC - Trailer ufficiale from Ogni opera di confessione on Vimeo.
Il film è sostenuto da Arci e ha ottenuto un finanziamento anche dalla Emilia-Romagna Film Commission. Ma per completare l’opera sono necessari altri 5mila euro. È partita così ieri la campagna di crowdfunding, attraverso la piattaforma di BeCrowdy, che si chiuderà il 2 agosto. Tra i “benefit” anche un tour nell’area guidato dallo storico Antonio Canovi. Per ulteriori informazioni cliccate qui
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Cito dal vostro sito. Ogni opera di Confessione “non è un racconto” e “non è un’inchiesta”. Cos’è?
«A me e Mirco piace definirlo un film di osservazione – dice Gemmi – perché si svincola da una verità assoluta e osserva un’area che è in continuo divenire per la riqualificiazione in atto. Non solo. Il film è l’ultima propaggine di un lavoro di ricerca, raccolta di foto, testi e confronto con esperti e studiosi che hanno preso il via da una serie di incontri partiti nel novembre 2013, con Arci, sul tema della rigenerazione urbana in quella particolare area. Una zona che abbiamo capito subito, io e Mirco, meritava un’attenzione maggiore».
Perché?
«Qui i simboli sono molto forti, c’è l’aspetto di frontiera e insieme quello di centralità, con la stazione, i capolinea delle corriere, il Tecnopolo e il centro Malaguzzi. È una “struttura” molto complessa che va in direzioni opposte ed estreme».
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Vi definite archeologi del presente. In che senso?
«È un sogno fanciullesco. Penso lo facciano tutti: “Da grande farò l’archeologo”. Poi sono diventato regista. Ma in questo lavoro ho ritrovato quell’attitudine nella ricerca del materiale d’archivio. Un lavoro che si riflette nelle immagini e nella metodologia; a Mirco piace definirci rabdomanti, citando Gabriele Basilico che definiva così il fotografo».
Un lavoro che vi ha portato a stretto contatto con i soggetti delle riprese: persone vere che vivono nell’area o ci hanno vissuto. Con loro è stata una sorta di innamoramento, una simbiosi...
«Sì. Il coinvolgimento è stato fortissimo. Dopo il percorso di ricerca e approfondimento, durante i primi sei mesi del 2014 è iniziata la seconda fase di incontro e “avvicinamento” delle comunità – quella islamica e quella africana, la chiesa pentecostale – e dei singoli. Tutto a telecamere spente. Poi un giorno Claudio ci ha detto: “Giriamo!” e siamo partiti».
OODC - Teaser Paracadutitsti from Ogni opera di confessione on Vimeo.
Veniamo appunto ai protagonisti. Come è ricaduta la scelta su loro?
«Claudio e la sua famiglia vivevano in piazzale Europa e per sopravvivere raccoglievano il ferro dentro le Officine abbandonate; sul loro camper campeggiava la scritta rossa “Reggiane”. È stato un richiamo fortissimo per noi; ad Emore Medici siamo arrivati tramite altri contatti: è un ex operaio delle Reggiane di 88 anni che vive solo in un altro luogo. Fu lui a produrre il modellino del Re2000, uno dei pochi simbolo ancora rintracciabili di quel glorioso passato e per lungo tempo esposto ai Musei Civici. Attraverso loro e i loro gesti, come dei riti, quotidiani abbiamo cercato di sacralizzare questo luogo. Di qui il titolo».
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