L’esistenza di Ligabue fra i racconti del libro e gli “assaggi” di vini
GUALTIERI. E' possibile abbinare la lettura di un libro e dei suoi capitoli a buoni vini? E' questa la domanda che si sentiranno rivolgere tutti quelli che parteciperanno stasera – a partire dalle 21....
GUALTIERI. E' possibile abbinare la lettura di un libro e dei suoi capitoli a buoni vini? E' questa la domanda che si sentiranno rivolgere tutti quelli che parteciperanno stasera – a partire dalle 21.30 – alla presentazione del volume di Giuseppe Caleffi ed Ezio Aldoni "Antonio Ligabue : l'uomo”.
La serata – al Caffè Vittoria di Santa Vittoria – sarà moderata dal giornalista della Gazzetta di Reggio Tiziano Soresina che con gli autori (il regista Aldoni ha realizzato di recente un docu-film su “Toni”, mentre Caleffi ha fondato a Gualtieri la casa-museo dedicata al grande artista) entrerà nelle pieghe di questa preziosa e documentata biografia del pittore un bel giorno “sbarcato” nella Bassa, proveniente dalla Svizzera. Alla fine di questa conversazione Caleffi accompagnerà i partecipanti alla degustazione di vini che ben si adattano alla lettura del volume. «Per accompagnare Ligabue nei suoi primi anni in Svizzera – anticipa Caleffi – vi consigliamo di stappare una bottiglia di Fogarina vinificata in purezza, di colore rosato e spumeggiante il giusto. Ottimi naturalmente I Franciacorta e gli "OltrePo pavese", sempre rosati. Per i più sensibili Fogarina con taglio di Lambrusco e Ancellotta, più scura, retrogusto asprigno, schiuma rossissima, possibilmente fermentazione naturale in bottiglia, per ricordarci il primo allontanamento di Toni bambino dal consesso umano, rappresentato dalla sua famiglia naturale».
E per gli gli anni drammatici dell'arrivo a Gualtieri? «Consiglio – prosegue – lambrusco scuro, "brulè" se inverno, per vincere le notti follemente solitarie passate immerso nella nebbia - la "fumana" come la chiamava Zavattini- attanagliato dal freddo o tormentato dalle zanzare. Per contrasto una scodella-piccola!- di "bevr'in ven", così noi chiamiamo quell'oro che è il lambrusco aggiunto al brodo con cappelletti, da bersi in piedi, vi riporterà all'accoglienza di casa Caleffi e di tutti i gualtieresi che l'hanno ospitato. E quando v'imbatterete nei vari ricoveri in Manicomio, preparate i grandi vini umbri e toscani: Il Nobile di Montepulciano, il Sagrantino, il Brunello, il Sassicaia per chi può,ma possono bastare anche Chianti o Morellino opportunamente invecchiati». E via di questo passo...
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