Festival Aperto dedicato agli eretici
Da settembre a novembre 31 spettacoli in cartellone tra musica, danza e teatro civile al Valli
REGGIO EMILIA. L’estate è appena iniziata, ma come sempre volerà. E quindi tanto vale pensare già a quando finirà. Anche perché in quel periodo tornerà il Festival Aperto che come ogni anno inaugura la stagione teatrale.
Si va da settembre a novembre con numeri sostanziosi: 46 autori, 28 artisti, e 31 spettacoli tra musica, danza e teatro. Sempre stimolante e pungente, il cartellone curato da Roberto Fabbi ha per tema l’eresia, vale a dire il pensiero che si oppone all’ortodossia e che arriva a distrugge dogmi e dottrine per costruire nuovi significati e comportamenti, spingendo la vista oltre gli orizzonti consueti.
Per quanto riguarda gli spettacoli di teatro musicale, due hanno per soggetto Giordano Bruno e di Pier Paolo Pasolini (eretico in senso proprio il primo, in senso figurato il secondo), entrambi martiri del libero pensiero. “Giordano Bruno” (26 settembre) è una prima italiana, musica di Francesco Filidei, con la collaborazione di Nanni Balestrini, la regia di Antoine Gindt e la direzione di Peter Rundel con Remix Ensemble. Per ricordare Pasolini, in occasione del 40esimo della morte, va in scena in prima assoluta “Corpi eretici”, una commissione de I Teatri a Mauro Montalbetti, con Icarus Ensemble e la regia di Marco Baliani. L’altro grande eretico è Luigi Nono in onore del quale è stato ideato il progetto “Resistenza Illuminata. Omaggio a Luigi Nono nel 70esimo della Resistenza e della Guerra di Liberazione” comprendente diversi appuntamenti: con il FontanaMix Ensemble diretto da Francesco La Licata; l’Icarus Ensemble diretto da Pietro Borgonovo, con solisti di chiara fama: Michele Marelli (clarinetti) Mario Caroli (flauti).
Momento culminante viene dall’Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna diretta da Roberto Abbado il 14 ottobre con “Il canto sospeso”, scritto da Nono su testi di condannati della Resistenza europea, e l’Eroica di Beethoven. È presente anche la musica popolare con “Bella Ciao”, il leggendario spettacolo del Nuovo Canzoniere Italiano con annesso scandalo politico al festival di Spoleto 1964: viene riproposto da Riccardo Tesi con un nuovo cast di musicisti e folk-singers.
Altri concerti eretici includono “Arzân 2.0” e la “Mm Company” in una nuova sfida sul terreno dell’interazione tra rock e danza. Andrea Rebaudengo (pianoforte) e Mirco Ghirardini (clarinetto) tracciano un percorso cameristico eclettico; si esibisce anche il trombettista Wadada Leo Smith, finalista Premio Pulitzer per la Musica 2013, è una forza guida nel jazz creative-impro contemporaneo. Nel cartellone anche “War Work” il nuovo progetto che Michael Nyman ha concepito per il centenario della Grande Guerra.
Festival Aperto comprende poi due filoni legati alla danza: il primo è un focus su due autori italiani emergenti, Giulio D’Anna e Daniele Ninarello. E inoltre la performance multidisciplinare sul Bolero di Ravel da partena Rizzo. Prosegue il lavoro iniziato nella precedente edizione con giovanissimi danzatori da parte di Virgilio Sieni e quest’anno per la prima volta prende parte Marina Giovannini, subito dopo il debutto alla Biennale Danza di Venezia. Il cartellone della danza presenta Olivier Dubois, con il suo “Ballet du Nord”; una prima europea con Xin Artlab della danzatrice e coreografa Shi Jing Xin; il brasiliano Grupo Corpo che si distingue per la capacità di combinare danza accademica, etnica, modern e jazz, fra contaminazione e rigore. Ritorna la Kibbutz Contemporary Dance Company, mentre Aterballetto presenta una serata con coreografie di Andonis Foniadakis, Philippe Kratz, e 14’20’’ passo a due di Jiri Kyliàn,
Il cartellone presenta la collaborazione con la Collezione Maramotti attraverso Hofesh Shechter, giovane coreografo britannico di origini israeliane.
Festival Aperto comprende anche spettacoli di teatro civile come “Questo è il mio nome” con il Teatro dell’Orsa, realizzato con rifugiati provenienti dall’africae dall’Afghanistan; “Orlando innamorato” di Marco Martinelli con ragazzi delle scuole superiori e “Non sa di nomi la vita” (Festina Lente Teatro,) tratto dai “Sei personaggi” pirandelliani e realizzato con 25 pazienti psichiatrici. Per finire “Cantico delle creature emiliane”: lettura del libro di Massimo Zamboni, “L’eco di uno sparo. Cantico delle creature emiliane”, in cui il protagonista narra una storia su Reggio Emilia insieme a Giovanni Lindo Ferretti, compagno di storie vissute assieme.
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