Gazzetta di Reggio

«Devo tutto ai suoi insegnamenti»

«Devo tutto ai suoi insegnamenti»

L’esperienza di altri due docenti: Ferrari (Peri) e Carlini (Conservatorio di Milano)

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REGGIO EMILIA. «Per me è stato un incontro assolutamente importante – dice Alessandro Ferrari docente di violino al Peri– che, dopo essersi diplomato con sua padre Astorre, mentre preparava concorsi e concerti, ha frequentato lo casa milanese di Paolo Borciani per perfezionarsi. «Quelle lezioni mi hanno insegnato a concentrare sulla partitura dandomi gli strumenti per sviluppare una sorta di capacità analitica e non lasciare nulla al caso. Borciani mi ha trasmesso quel rigore che lui aveva nello studiare con il Quartetto Italiano. Era incredibile come studiava le diteggiature. Le soluzioni che proponeva erano frutto di uno pensiero complessivo profondo».

Il rapporto tra i Ferrari e i Borciani risaliva a molti anni indietro, dato che il primo insegnante del padre Astorre fu proprio il padre di Paolo Borciani, Mario, che gli insegnò gratuitamente per poi mandarlo a Parma nella classe di Ermanno Marchesi. In nome di questa amicizia, Paolo Borciani s’interessò ad Alessandro anche prima di averlo a lezione. «Del Concerto K219 di Mozart, che già eseguivo da tempo, Borciani mi ha cambiato tutto: in nome di un’idea nata da una visione complessiva; in ogni caso esigeva di vedere messo in pratica quello che diceva. Le sue lezioni mi hanno cambiato l’atteggiamento con cui trattare la partitura che è fondamentale quando si suona con l’orchestra e si fanno le prove per suonare, in qualità di solisti. In stretto legame con la sua riflessione musicale, erano i consigli in merito all’uso delle edizioni originali, più fedeli a quello che vuol dire il compositore».

Non ha studiato con Borciani ma con la moglie, Elisa Pegreffi secondo violino del Quartetto Italiano, la violinista reggiana Maria Caterina Carlini, fondatrice dell’Accademia Violinistica “Zinaida Gilels” a San Vito al Tagliamento e dell’omonima Orchestra Giovanile, e docente al Conservatorio di Milano. «Affettuosa, generosa, ma anche tagliante nei giudizi, quando la Pegreffi faceva lezione, sapevo di trovarmi di fronte ad un monumento della storia dell’interpretazione – spiega la Carlini, allieva nella classe di quartetto della Pegreffi al “Boito” di Parma – Mi incantavo ad ascoltare i suoi racconti sulle lunghe tournée e gli incontri straordinari. Indimenticabile fu per me un viaggio da Reggio a Parma con Elisa e Paolo. A Borciani ho pensato molto quando in Conservatorio a Milano, mi assegnarono l’aula, speravo che fosse la sua, la leggendaria aula n.214». (g.b.)

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