Gazzetta di Reggio

L'ANTEPRIMA

"Martiri del 7 luglio 1960, un film che farà riaprire il processo"

Miriam Figliuolo
"Martiri del 7 luglio 1960, un film che farà riaprire il processo"

All’Arena Stalloni Indygroundfilm e Bèbert presentano “Il sole contro”. Il regista Bugani: «Sono i testimoni a dare una lettura nuova di quanto avvenne»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Una nuova chiave di lettura dei tragici fatti che costarono la vita a Lauro Farioli, Marino Serri, Emilio Reverberi, Ovidio Franchi e Afro Tondelli, i Martiri del 7 luglio 1960.

Di una tale forza da giustificare la speranza di una riapertura del processo, relativo a quella mattanza, che si chiuse con un nulla di fatto per i responsabili e per i familiari delle vittime.

La promette, senza rivelarne i contenuti, a poche ore di distanza dall’anteprima, Giuliano Bugani, regista del documentario “Il sole contro. 7 luglio 1960, Reggio Emilia” (qui il promo del film) che sarà presentato lunedì 6 luglio (ore 21.30), all’Arena Stalloni, dal collettivo Indygroundfilm e la casa editrice Bèbert Edizioni.

Per i familiari delle cinque vittime, falciate dai colpi della polizia mentre manifestavano in piazza durante lo sciopero generale della Cgil contro il gonverno Dc-Msi di Fernando Tambroni, la formula giuridica “il fatto non costituisce reato” brucia ancora di più, 55 anni dopo, su una ferita drammaticamente aperta.

Ed è proprio attraverso le voci dei presenti in piazza quel giorno, degli avvocati difensori, dei familiari delle vittime e di alcune immagini inedite che il documentario vuole offrire una ricostruzione della strage e una riflessione sull’accaduto.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:tempo-libero:1.11728147:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11728147:1649487292/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Bugani, perché avete scelto di raccontare questi fatti?

«Mi occupo di storia politica da una vita. Nel 2003 ho scritto “Marzabotto, Reggio, 2 agosto 1980” un monologo teatrale che denuncia la continuità tra la strage nazifascista, i fatti di Reggio e la strage fascista alla stazione di Bologna. In quell’occasione conobbi Silvano Franchi, fratello di Ovidio; andai a casa sua e mi colpirono i particolari che mi raccontò di quel giorno. Poi, nel 2013, conobbi Matteo Pioppi, direttore della Bèbert edizioni, con la quale pubblicai una mia raccolta di poesie “Anarkoressia”. Mi disse: “Il prossimo lavoro sarà un libro su Reggio”. E io gli risposi: “Perché allora non anche un dvd?”».

La ricerca, il reperimento dei materiali, le interviste, la musica. Non deve essere stato semplice mettere insieme tutto questo. Che percorso avete seguito?

«Ci mettemmo subito al lavoro. Andando in piazza prima dei lavori per il parcheggio, che sapevamo sarebbero iniziati, per registrare con Silvano Franchi il promo, e avviare con quello la campagna di raccolta fondi. Il loro reperimento è stata la cosa più difficile. Ma noi non ci siamo fermati. Abbiamo trovato decine e decine di cittadini, associazioni e circoli che ci hanno aiutato. Tra i tanti ringrazio Roberto Bertacchini del teatro artigiano di Massenzatico dove abbiamo girato le interviste dal 2014. Le riprese sono durate fino ad aprile 2015. Poi, velocissimo, ho proceduto allo sbobinamento, durato un mese, poi il montaggio, curato da Simone Ciani e le fasi di postproduzione, per il colore e l’audio con le musiche originali dei Giardini di Mirò, che, contattati un anno prima da Pioppi, avevano detto subito sì. Salvo Lucchese alla fotografia. In mezzo c’è stato un grande lavoro di ricerca e reperimento di documenti cartacei e filmati inediti. Essenziale per questo è stato l’istituto Gramsci di Bologna, con il quale avevo già lavorato. Ma anche il geostorico Antonio Canovi, e contributi di testimoni dell’epoca come Uber Cattani».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11728099:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/07/05/fotogalleria/due-anni-di-riprese-per-avere-giustizia-1.11728099]]

Perché “Il sole contro”?

«Il titolo è venuto in mente al fonico Daniele Marzeddu (con il quale Bugani ha fondato Indygroundfilm, ndr). Il sole è il simbolo dello Stato».

Una provocazione. A distanza di 55 anni, pensa che raccontare quei fatti possa ancora essere attuale?

«Io credo proprio di sì. Nelle interviste sarà Silvano Franchi a portare un’analisi precisa sulla strategia della tensione... Ma non voglio dire di più».

Quale obiettivo vi prefiggete con questo film?

«Il nostro traguardo è fare riaprire il processo e ottenerne una revisione. La vicenda giuridica successiva si concluse infatti con un’inspiegabile archiviazione».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google