Gazzetta di Reggio

«Facevo film per pagare i debiti»

Le carte da gioco e le amiche intime. Ecco i “vizi” di un uomo bello e famoso

2 MINUTI DI LETTURA





Lo scorso maggio il figlio Tarek Sharif rivelò la malattia del padre: «Ha l’Alzheimer, è difficile determinare in che fase si trovi. È evidente che non migliorerà mai e che peggiorerà». Claudia Cardinale disse di lui: «Ha un fascino sul quale il passare degli anni scivola via, senza lasciare tracce. Perché è soprattutto il fascino tutto orientale di un uomo che ama le donne e sa come sedurle».

Ed è la stessa Cardinale a ricordarlo nel giorno della scomparsa «Sono molto triste per la sua scomparsa. Con lui abbiamo iniziato la nostra carriera in 'Goha le simplè di Jacques Baratier girato a Tunisi nel 1956. La perdita del mio primo compagno di lavoro mi tocca tanto quanto l'emozione che provai la prima volta che lavorammo insieme».

Donne, quindi. Ma lui non si è mai definito un donnaiolo: «Non sono mai stato un donnaiolo - ha ammesso in un’intervista in occasione dei suoi 80 anni - ho amato solo mia moglie e avuto giusto due o tre amiche un po’ più intime». Per la moglie, l’attrice Faten Hamama, si convertì anche all’Islam. Ma nell'immaginario collettivo ha incarnato la figura di un uomo ricco, bello, famoso, adorato dalle masse e conteso dalle donne più affascinanti del pianeta. Oltre al francese e all'inglese imparò l'italiano, il greco e il turco. Fra le amiche ci fu anche Barbra Streisand, che di lui ha detto, dopo la rottura: «Un buon attore, un ottimo giocatore di bridge». E Sharif lo era, autore e coautore di parecchi libri sul gioco di carte, al punto che gli venne intitolato un videogioco di bridge per computer. Ma il gioco gli stava costando molto. «A un certo momento ho capito e ho deciso di smettere anche con il bridge per non sentirmi prigioniero delle mie passioni». «Facevo film per pagare debiti - ricorda ancora - e alla fine mi sono stufato». Torna al cinema. Il film è Monsieur Ibrahim e i fiori del corano che emoziona il pubblico e la giuria alla Mostra di Venezia nel 2003 dove Omar Sharif riceve anche il Leone d'oro alla carriera e ritrova le sue origini mediorientali con l'interpretazione dell'anziano commerciante che scopre la sua vocazione paterna nell’incontro con il giovane ebreo Momo Schmidt. Poi ha frequentato nuovamente la tv (San Pietro per la Lux Vide), ha dato la sua voce profonda al Leone salvifico delle Cronache di Narnia, ha fatto da spalla a Viggo Mortensen in Hidalgo ed è tornato a recitare in Egitto e in Francia. Tra le sue ultime apparizioni, un cameo muto nei panni di se stesso nel film di Valeria Bruni Tedeschi nel film 'Un castello in Italia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google